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Inquinamento aria: in Europa ancora troppi morti

L’inquinamento dell’aria è ancora in Europa una minaccia per la salute dei cittadini e, anche se la situazione sta migliorando, le morti rimangono troppe.

Respirare in Europa continua a essere un’azione pericolosa e il numero di morti causate dall’inquinamento dell’aria lo dimostra. Il rapporto Air quality in Europe 2022 pubblicato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente ha tracciato un bilancio e ha mostrato che il quadro, per quanto in miglioramento, rimane allarmante. Particolato, ozono e azoto si confermano onnipresenti e la strada per il raggiungimento dei target di mitigazione appare lunga.

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Foto: Johannes Plenio @Pexels

Morti a causa dell’inquinamento dell’aria in Europa

In Europa la qualità dell’aria rimane la più grande minaccia ambientale per la salute umana. L’OMS ha fissato come valore soglia sicuro, una concentrazione di PM 2.5 pari a 5 µg/m3. Nel 2020, però, secondo l’AEA, il 96% dei cittadini UE viveva in ambienti che non rispettavano tali standard. Le morti dovute all’inquinamento dell’aria da particolato sono state, quindi, in quell’anno caratterizzato da una diminuzione delle emissioni connessa alla pandemia, 238.000. I decessi prematuri collegabili agli alti livelli di ozono sono risultati 24.000, mentre quelle dovuti al biossido di azoto hanno raggiunto quota 49.000.

Fonti di inquinamento e problemi

In Europa fare in modo che il numero di morti premature causate dall’inquinamento dell’aria diminuisca appare una priorità. Il particolato fine, con la sua capacità di infiltrarsi in profondità nei polmoni, costituisce la maggiore minaccia. A produrlo sono per lo più i sistemi di riscaldamento degli edifici, da cui deriva il 58% delle PM 2.5 e il 44% delle PM 10. Il biossido di azoto ha, invece, origine per lo più da trasporto stradale (37%), agricoltura (19%) e industria (15%). Il secondo settore è anche responsabile di gran parte delle emissioni di ammoniaca e metano. Le morti non sono, per altro, l’unico inconveniente causato dagli inquinanti. Essi favoriscono, infatti, anche l’insorgere di patologie cardio-vascolari e polmonari. Nel 2019 l’esposizione a particolato ha portato a un totale di 175.702 anni vissuti con disabilità a causa della broncopneumopatia cronica ostruttiva.

Limitare i danni

I numeri delle morti connesse all’inquinamento dell’aria in Europa rimane elevato, ma i progressi non mancano. Nei Paesi UE, tra 2005 e 2020 le vittime di PM 2.5 sono calate del 45%. Gli obiettivi fissati nel Zero Pollution Action Plan prevedono che entro il 2030 la diminuzione raggiunga il 55%. L’UE mira, però, anche a riportare ovunque l’inquinamento dell’aria entro i valori soglia fissati dall’OMS entro il 2050, ma tale traguardo appare lontano. A novembre 2022 la Commissione Europea si è mossa in questa direzione proponendo una revisione della direttiva sulla qualità dell’aria. È stato così ipotizzato di imporre standard più stringenti, di sancire il diritto all’aria pulita e persino di concedere ai cittadini la possibilità di richiedere risarcimenti in caso di danni.

La strada per vedere le morti premature connesse all’inquinamento dell’aria azzerarsi in Europa appare ancora in salita. Gli ultimi dati ci ricordano che una popolazione che respira sostanze nocive rappresenta anche un problema economico non indifferente, gravando sul sistema sanitario. La natura non risulta più al riparo dagli inquinanti dell’umanità e ciò rende la necessità d’interventi ancora più pressante.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.