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Innalzamento del livello dei mari: un futuro di città galleggianti

Un futuro di città galleggianti potrebbe apparire fantascientifico, ma, per alcuni, le sfide del cambiamento climatico lo stanno rendendo una possibilità.

L’innalzamento del livello dei mari e gli eventi climatici estremi stanno rendendo le zone costiere sempre più inospitali. Nella mente di alcuni si sta allora facendo strada l’idea di un futuro di città galleggianti. Le basi del seasteading, processo di costruzione di insediamenti permanenti in mare, sono già state gettate e progetti concreti esistono. Di certo non mancano le sfide e i tempi appaiono ancora lunghi.

Futuro città galleggianti

Le città galleggianti:

Entro la fine del secolo circa 10 milioni di persone negli USA dovranno abbandonare i propri possedimenti per non essere sommerse. Secondo il Seasteading Institute un futuro di città galleggianti rappresenta un’alternativa. Tali insediamenti sarebbero collocati in acque libere e sarebbero in grado di muoversi all’occorrenza. Alcuni potrebbero apparire come strutture condominiali costruite su piattaforme o chiatte, mentre altri potrebbero sorgere su navi da crociera indipendenti. Tecnologia, sostenibilità e autosussistenza costituirebbero le parole chiave dei progetti. Verrebbe dunque garantita una scorta illimitata di acqua desalinizzata e l’idrocultura rappresenterebbe la base della sussistenza. I collegamenti con la terraferma e i trasporti rimarrebbero comunque previsti.

Basi e progetti:

L’idea di un futuro di città galleggianti non è nata dal Seasteading Institute. Le piattaforme petrolifere offshore sono un esempio di tale filosofia. Ospitano infatti migliaia di lavoratori al largo per lunghi periodi. L’idea delle città galleggianti ha, però, origine nei Paesi Bassi. La metà occidentale della nazione è, infatti, al di sotto del livello del mare e ad Amsterdam (-2 m s.l.m) non mancano i modelli di case galleggianti. Ijburg è il più grande quartiere residenziale sull’acqua del mondo. Costruito su un sistema di isole artificiali, dovrebbe arrivare a ospitare 18.000 case galleggianti. L’idea di vita in simbiosi con l’acqua si è poi diffusa ovunque.

Sfide ardue:

Nonostante il dialogo con gli architetti olandesi, avviato dopo l’uragano Katrina, un futuro di città galleggianti negli USA appare lontano. Secondo Dale Morris, del Water Institute of the Gulf, il problema sono le barriere sociali, economiche e mentali. Oggi nelle zone costiere vivono 95 milioni di americani, mentre nel 2000 erano 80. Nonostante questo molti continuano a illudersi che il problema non sia pressante. Secondo l’architetto Greg Delaune, poi, molti ritengono ancora le città galleggianti fantascientifiche. Alcuni progetti concreti sono stati sviluppati, ma sono rimasti irrealizzati: Blueseed e MS Satoshi, centri galleggianti su navi da crociera, sono due esempi.

Parlare di un futuro di città galleggianti potrebbe apparire, insomma, prematuro. Di certo, però, il cambiamento climatico sta mettendo molti di fronte a una scelta. Davanti all’eventualità di lasciare la propria casa, forse, nessuna alternativa appare folle. Trasformare un’idea in realtà non è certo semplice ma, come specifica Morris: “Senza ispirazione non esiste progresso”.

REDAZIONE
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