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Incendi in Alaska, perché lo stato americano brucia sempre di più

In Alaska gli incendi stanno colpendo con una violenza senza precedenti e ora si teme tanto per gli ecosistemi, quanto per la popolazione esposta al fumo.

In Alaska gli incendi non sono eventi rari, ma in questo inizio durante l’estate 2022, la situazione non è stata di certo ordinaria. Una serie di fattori concomitanti hanno portato le fiamme a divampare con particolare vigore e il Paese ha vissuto una situazione da record. Puntare il dito contro il cambiamento climatico è inevitabile e ora la preoccupazione per umanità e natura è alle stelle.

incendi Alaska
Foto: Skitterphoto @Pexels

Condizioni favorevoli

Ad alimentare gli incendi in Alaska hanno contribuito una serie di cause concomitanti. La regione ha, in primo luogo, vissuto un inverno povero di precipitazioni nevose. A questo ha fatto seguito una primavera particolarmente calda e priva di piogge. La situazione non è migliorata con l’arrivo dell’estate e ciò ha dato vita a un manto di vegetazione secco e indebolito che si è rivelato per le fiamme un perfetto combustibile. A innescare la miccia ci hanno, poi, spesso pensato i fulmini. L’aumento di temperatura determinato dal riscaldamento globale rende l’aria in grado di trattenere maggiore umidità. Questi fenomeni sembrano dunque essersi fatti più frequenti. Il fatto che nelle regioni interne abbiano colpito circa 18.000 fulmini in due giorni a inizio luglio lo dimostra.

Alaska e incendi

Nella prima parte del 2022 l’Alaska era sulla buona strada per superare tutti i propri record in fatto di incendi. Nel Paese sono, infatti, divampati 507 incendi, circa 300 dei quali nelle ultime settimane, che hanno bruciato più di 2 milioni di acri di territorio. Si tratta di un valore di 10 volte superiore a quello delle aree andate in fiamme in tutto il 2021 e doppio rispetto a quello medio. La quantità di terreni devastati dal fuoco tra il 2001 e il 2020 risulta di 2.5 volte più alta di quella bruciata nei 20 anni precedenti. Tra gli anni 90 e oggi la soglia del milione di acri carbonizzati è stata superata solo 11 volte. Ormai simili risultati sono destinati a farsi sempre più frequenti.

Conseguenze devastanti

I dati sugli incendi in Alaska preoccupano. Il fuoco è, infatti, in una certa misura parte integrante del processo di naturale sviluppo che contraddistingue le foreste boreali, ma oggi la situazione va ben oltre la norma. Le fiamme bruciano troppo violente e troppo in profondità per permettere agli alberi di rigenerarsi e ciò compromette gli ecosistemi. L’umanità, spesso non direttamente esposta ai pericoli del fuoco, si trova invece a respirarne il fumo. A luglio, a causa di un incendio nei pressi del lago Iliamna, nell’area di Nome, il livello di PM 2.5 è cresciuto a dismisura. La stagione degli incendi inizia ormai in largo anticipo e si allunga sempre di più. Ciò rende difficile mettere a punto piani di intervento coordinati e i pompieri locali si trovano spesso sotto organico.

Gli incendi in Alaska stanno diventando una vera e propria piaga. Il riscaldamento globale corre, per altro, in questa regione più rapidamente che altrove. Le temperature medie sono già salite di circa 10 °C per quanto riguarda inverno, autunno e primavera e di 6 °C per l’estate. Pare, insomma, che smettere letteralmente di gettare benzina sul fuoco sia una buona idea.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.