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Il miele: dal Neolitico ai Grandi mieli d’Italia

Utilizzato già nel neolitico, poi dagli egiziani, babilonesi, greci e ancora nel medioevo, il miele è sempre stato un cibo enormemente apprezzato.

L’antica storia del miele


Una rappresentazione rupestre rinvenuta nei pressi di Valencia è la testimonianza più antica dell’utilizzo del miele, questa ritrae un uomo arrampicato su un albero (o su una roccia) con una mano infilata in una probabile ‘fava’, nell’altra un cestino e api che gli volano attorno. Il dipinto risale all’era neolitica in cui le famiglie di raccoglitori erano solite sezionare tronchi cavi di pietra con famiglie di api, per sistemarle vicino alle abitazioni. Furono gli Egiziani a capire l’importanza di offrire a questo insetto un luogo dove creare l’alveare, infatti era loro consuetudine raccogliere rami, canne intrecciate e fango essiccato per la costruzione. Come loro anche altri popoli cercarono di creare arnie con l’utilizzo di utensili quotidiani: per esempio in Medio Oriente prediligevano i vasi in terracotta, in Europa i tronchi svuotati, altri popoli utilizzavano argilla, fibra vegetale o paglia.

Gli Egizi adoperavano il miele per due scopi: quello terapeutico, applicando il prodotto su ferite e piaghe, e come cibo indispensabile per il passaggio all’oltretomba, infatti veniva introdotto nelle tombe dei faraoni.  L’uso del miele si diffuse anche tra le popolazioni dei Sumeri che lo adoperavano come cosmetico, tra gli Assiri e Babilonesi, utilizzato come cura per infezioni patogene e tra i Celti ed Etruschi, utilizzato per rituali o come simbolo di offerta votiva. Fu in Grecia che il filosofo Aristotele iniziò a studiare per primo il modo di riprodursi delle api notando che erano solite nutrirsi di una sola tipologia di fiore alla volta.  A Roma Plinio il Vecchio scrisse un libro sulla Storia degli animali in cui descrisse nel dettaglio il comportamento delle api; successivamente Virgilio, apicoltore e poeta, scrisse il primo vero trattato di apicoltura, le Georgiche, illustrando l’organizzazione dell’alveare e la flora apistica.

Durante il medioevo

Il largo uso e l’importanza del miele vennero soppiantate, durante il Medioevo, dallo zucchero, alimento più economico derivante dalla canna da zucchero. Nel XVII secolo non ci furono grandi progressi sia sulla costruzione delle arnie che sullo studio delle api, fu solo alla fine dello stesso secolo, con l’avvento del microscopio, che alcuni ricercatori riuscirono a capire l’anatomia di questi insetti. Furono in molti, nei secoli successivi, a studiare le api e i loro alveari, tra questi lo svizzero Huber e il reverendo Langstroth; quest’ultimo perfezionò gli studi del primo inventando la moderna arnia.

Gli studi di Langstroth ebbero una grande diffusione in tutto il mondo e successivamente l’apicoltore Von Hruska, basandosi sugli studi del reverendo, inventò lo smielatore, uno strumento che permetteva di estrarre il miele evitando la distruzione dei favi. Il modello delle arnie venne conseguentemente migliorato fino all’arnia Italica-Carlini, ideata dall’omonimo apicoltore Carlo Carlini, che attualmente è il modello più diffuso in Italia.

Luoghi di produzioni tipici

L’osservatorio nazionale del miele afferma che i dieci maggiori produttori di miele nel 2010 sono, in ordine, la Cina con circa 400.000 t (26% della quota mondiale), la Turchia e gli Stati Uniti con circa 80.000 t, l’Ucraina, l’Argentina, il Messico e l’Etiopia; a seguire la Russia, l’Iran e l’India con circa 40-50 mila tonnellate. La Cina è il più grande fornitore di miele per l’Europa, in particolare per Belgio, Spagna, Regno Unito e Polonia.

In Italia nonostante una produzione di circa 100-150.000 quintali, se ne importa circa la stessa quantità per soddisfare il mercato. I principali paesi da cui importiamo il miele sono l’Ungheria, l’Argentina e in ultimo la Cina da cui si ha un prodotto molto economico usato maggiormente per la diluizione di altri mieli nei processi di lavorazione industriale.

Raffaele Cirone, Presidente della FAI, la Federazione Apicoltori Italiani, racconta: «L’Italia, per le diverse vocazioni ambientali del suo territorio, è l’unico Paese al mondo in cui la produzione di miele è caratterizzata da 30/40 diverse fioriture tipiche, che fanno del nostro un territorio esclusivo per assortimento e qualità dei mieli prodotti». In tutte le regioni d’Italia è diffusa la produzione del miele, da quello d’acacia, a quello di agrumi, di castagno e al millefiori, prodotti in molte regioni d’Italia.

Nel concorso ‘Grandi Mieli d’Italia’ del 2015 si sono presentati 356 apicoltori e, tra questi 201, sono stati premiati, 12 sono quelli che si sono aggiudicati le ‘Tre gocce d’oro’, 105 quelli che hanno ricevuto le ‘Due gocce d’oro’, e in 207 la‘ Goccia d’oro’. Tra i migliori il Miele d’Acacia(Robinia) del produttore Roberta Fant del comune di Nervasa della Battaglia (TV), il miele di Asfodelo di Paolo Serra dal comune di Desullo (NU) e il miele di Castagno di Giuseppe Masciulli della zona collinare di Melfi (PZ).

Fonti: Mieliditalia – Mielidautore- Focus

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