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Il falco pescatore torna a nidificare in Toscana

Il falco pescatore torna a nidificare in Toscana

Prosegue in maniera positiva il progetto di reintroduzione di coppie nidificanti di falco pescatore in Toscana nel Parco della Maremma.

Ci sono alcune specie animali che diventano un simbolo per la conservazione della natura e la reintroduzione di alcuni animali oramai ritenuti estinti localmente. E’ questo il caso del falco pescatore che dal 2011 è tornato a nidificare in maniera stabile in Italia, precisamente nei pressi della foce del fiume Ombrone all’interno del Parco della Maremma.

Il falco pescatore torna a nidificare in Toscana
falco pescatore

Il falco pescatore nel Mediterraneo

Da tanto tempo non si vedeva il falco pescatore nidificare in Italia. Per fortuna, la popolazione di questo maestoso rapace era diffusa anche in altre regioni del Mediterraneo. Infatti, si contano coppie riproduttive distribuite tra l’Algeria, il Marocco, le isole Baleari e la Corsica. Tuttavia, la situazione non è comunque una delle più rosee, dal momento che gli esemplari registrati sono poco meno di cento.

Per questo motivo, nonostante i segnali incoraggianti di ripresa, la popolazione mediterranea del falco pescatore è ancora considerata vulnerabile dal punto di vista della sua conservazione. Il pericolo è concreto, come è accaduto anche per i rapaci che nidificavano in Corsica, dove nel 1974 erano presenti solo quattro coppie. Dopo anni di lavoro conservazionistico, anche su quest’isola del Mediterraneo la popolazione è tornata a crescere e ad ora si contano circa trenta coppie nidificanti.

La situazione in Italia

Il falco pescatore è una specie di rapace che in Italia era considerata estinta a partire dagli anni ’70 circa. Infatti, l’ultima schiusa delle uova delle coppie nidificanti lungo le coste sarde e siciliane risale al 1969. Invece, in Toscana non si vedeva un nido di questo maestoso volatile dal 1929, dove aveva dimora sull’isola di Montecristo.

Le cause che hanno portato all’estinzione locale del falco pescatore vanno ricercate sempre nell’attività dell’uomo. Infatti, è proprio la nostra specie che in maniera diretta o indiretta con lo sfruttamento degli habitat costieri ha portato questo rapace verso il suo lento declino. Per fortuna, la sensibilità e l’attenzione verso le altre specie e l’ambiente è cambiata nel corso dei decenni.

Il progetto di reintroduzione

In seguito al successo ottenuto in Corsica sul ripopolamento del falco pescatore, nel 2002 ha preso vita un progetto finalizzato a ricostituire una popolazione nidificante nel Parco della Maremma. Per ottenere questo obiettivo è stata applicata la tecnica dell’hacking, cioè il rilascio di giovani esemplari provenienti da altre popolazioni. Nel 2006 sono arrivati i primi giovani (33) di questo volatile proprio dalla vicina Corsica.

Il progetto è stato sostenuto dalla Regione Toscana con il programma Interreg III del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. Non è mancato l’appoggio da parte delle associazioni ambientaliste, come ad esempio Legambiente e WWF Italia. Quest’ultima, nel 2006, ha assegnato al Parco della Maremma il riconoscimento del “Panda d’Oro”, ottenuto per l’impegno in campo conservazionistico.

Un ruolo importante per l’ambiente

Il progetto di reintroduzione del falco pescatore non ha solo permesso di salvare questo rapace e di vederlo nuovamente volteggiare maestoso anche in Italia. Infatti, la presenza di coppie nidificanti di falco pescatore ha permesso di ricostituire parte della piramide alimentare degli ecosistemi acquatici e costieri. Un passo importante per mantenere in equilibrio gli ecosistemi.


Emmanuele Occhipinti
Scopri di più
Una passione per la natura coltivata fin da piccolo mi ha condotto a studiare Scienze dell’Ambiente e della Natura ma, in seguito ad un sogno rivelatorio (se si vuole credere a questa versione), mi sono ritrovato con carta, penna ed un sogno nel cassetto.
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