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Il cambiamento climatico peggiora le allergie?

In un mondo sempre più provato dal cambiamento climatico anche le allergie non sembrano più le stesse e per chi ne soffre le notizie non sono buone.

Le allergie di primavera sono un importante problema di salute pubblica e, a causa del cambiamento climatico, il loro impatto sembra destinato a peggiorare. In uno studio pubblicato in Nature Communications alcuni scienziati si sono concentrati sul rapporto tra riscaldamento globale e polline e hanno confermato quanto già temuto. La stagione delle fioriture si sta allungando e capire come fronteggiare il problema è vitale.

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Lo studio

A indagare su come il cambiamento climatico stia influenzando le allergie ci ha pensato un team della University of Michigan. I ricercatori si sono concentrati sul Nord America e su 15 diverse piante capaci di indurre febbre da fieno. Raccogliendo dati sul passato hanno, poi, messo a punto dei modelli per comprendere come il riscaldamento globale influenzerà in futuro la produzione di polline. Le simulazioni sono state costruite considerando come livelli di CO2 e aumento di temperature modificheranno distribuzione e crescita delle varie specie. I risultati hanno mostrato che nella peggiore delle ipotesi, entro il 2100 la quantità di polline emesso dalle piante potrebbe aumentare del 40%. La stagione di fioritura inizierebbe, poi, 40 giorni prima e finirebbe 19 giorni dopo.

Cambiamento climatico e allergie

Che il cambiamento climatico abbia un impatto sulle allergie appare innegabile. Le temperature più alte favoriscono la crescita di determinate specie e danno alle piante più tempo per produrre polline. Uno studio del 2021 ha certificato che in Nord America la stagione di fioritura è già più lunga di 20 giorni rispetto al 1990. La quantità di polline emessa è, invece, aumentata del 21%. A preoccupare sono, poi, emissioni e inquinamento. La CO2 alimenta, infatti, la fotosintesi, mentre le sostanze chimiche nell’aria interagiscono con i pollini, frammentandoli e rendendoli più adatti a penetrare in profondità nei polmoni. L’ormai diffusa assenza di precipitazioni regolari agevola, per altro, la diffusione di questi micro-grani.

Agire

Capire meglio come cambiamento climatico e allergie interagiscono è una priorità. Oggi nel mondo a essere colpiti da tali patologie sono il 30% degli adulti e il 40% dei bambini. Ciò si ripercuote in modo significativo su sanità, economia e società. Oltre a un maggiore numero di ingressi negli ospedali, soprattutto a causa di attacchi d’asma, infatti, è ormai provato che studenti e lavoratori allergici subiscano dei cali di rendimento. Approfondire la ricerca per mitigare i danni appare, dunque, fondamentale. A oggi le stazioni per il monitoraggio dei pollini sono ancora troppo poche, ma si sta lavorando per fare in modo che l’Intelligenza Artificiale diventi parte dei processi.

Per chi soffre di allergie il cambiamento climatico in continua evoluzione non può che aggravare un quadro già ovviamente poco piacevole. Agire per frenare la corsa del riscaldamento globale appare sempre più importante. Il momento di tradurre i propositi in fatti è ormai arrivato. Il prossimo starnuto in un prato diventerà un puntuale promemoria.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.