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Il caffè: tra leggende e grandi diffusioni

La bevanda scura che siamo abituati a sorbire dalla tazzina appena svegliati si ritrova ad avere le proprie origini avvolte nella leggenda, ma cosa ci sarà di vero?

Le leggende che girano intorno alla scoperta del caffè sono tante: dalla storia che ha come protagonista Maometto, a quella della diffusione di fumo di caffè dopo un incendio in Abissinia. La più conosciuta risale al 1400 e narra della storia di un pastore che, portando al pascolo le sue capre in Etiopia, una notte si accorse che, anziché dormire, il gregge si mise a girovagare nei campi con grande energia e vivacità. Il pastore capì che l’effetto era probabilmente dato da una particolare pianta che le capre avevano brucato durante il giorno, erano le bacche e foglie di questa pianta. Così il pastore decise di raccogliere i semi della pianta, quindi li macinò e ne fece un’infusione, ottenendo in questo modo una nuova bevanda: il caffè.

Etiopia, Yemen, Persia, quale il luogo di origine?

Prima del XIX secolo furono in molti ad ipotizzare le origini del caffè, tra questi Pellegrino Artusi ne parla nel suo celebre manuale, La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, sostenendo che il luogo da cui partire per scoprire l’origine della bevanda doveva essere lo Yemen, in quanto il caffè di Mokha (città dello Yemen) era il più buon caffè da lui mai assaggiato. Dopo questo secolo si arrivò alla conclusione che la pianta ebbe origini etiopi, precisamente della regione di Kaffa, da cui la bevanda prese in nome: ‘caffè’.

Dal 1400 al 1727: il caffè in tutto il mondo

Nel XV secolo il caffè si diffuse dalla città di Kaffa a Damasco, al Cairo, fino ad arrivare ad Istanbul, dove il suo consumo si diffuse nei luoghi di incontro dell’epoca. Intorno al 1500 il caffè arrivò in Europa e da qui anche nelle varie colonie; i primi a descrivere la pianta furono un botanico tedesco e un marosticense italiano. La città di Venezia, in cui il caffè arrivo nel 1570, fu la prima a far uso di questa bevanda in Italia; le prime botteghe però furono aperte solo nel 1645 dal medico e letterato Francesco Redi.

Dal 1400 al 1727: il caffè in tutto il mondo

Fu nelle città di Londra e di Oxford, intorno al 1650, che si aprirono i primi caffeehouse, una sorta di bar o circoli in cui si poteva degustare la bevanda; nel 1663 divennero 88 in tutta l’Inghilterra e circa sessant’anni più tardi se ne contavano già più i 3000. Come ad Istanbul anche in Inghilterra si diffusero come luoghi di incontro soprattutto per letterati, politici e filosofi in cui nascevano e si diffondevano idee liberali. Da lì a poco l’uso di questo nettare bruno si diffuse in tutta Europa: nel 1670 a Berlino venne aperto il primo caffè e nel 1686 toccò a Parigi.

Fu solo tre anni dopo che venne inaugurato il primo coffeehouse negli Stati Uniti, precisamente nella città di Boston denominato ‘London coffee house’, otto anni dopo, nel 1696, a New York aprì il The King’s Arms. Verso il 1700 in Europa ogni città aveva almeno un caffeehouse e in questi anni le colonie olandesi e britanniche iniziarono a coltivare la pianta in larga scala. La sua diffusione si estese fino ai Caraibi, a Santo Domingo, a Cuba e alle colonie del Guyana, prima quelle olandesi e poi quelle francesi, da cui nel 1727 si giunse fino in Brasile.

Sud vs Nord: produttori e consumatori

Il Brasile, sin dagli anni Sessanta, fu il primo produttore di caffè insieme ad Africa e ai paesi latinoamericani, superati in produzione, negli anni novanta, dalla popolazione asiatica. Il maggiore produttore ed esportatore rimane il Brasile, soprattutto per la produzione della varietà Arabica, a seguire la Colombia, prima però sotto il profilo qualitativo della miscela, successivamente il Vietnam, l’Indonesia e ancora con quantità minori di produzione il Guatemala, il Perù, l’Etiopia e il Messico.

La coltivazione di caffè è principalmente di tipo intensivo e le popolazione indigene trovano impiego come braccianti nelle grandi piantagioni. Si trovano ancora piccoli produttori, la cui unica fonte di sopravvivenza è la coltivazione del caffè, ma avendo questi difficile accesso diretto sul mercato, si ritrovano costretti ad accettare i prezzi stabiliti dalle multinazionali .

Le popolazioni del Nord come l’Europa, di cui principalmente Germania, Francia e Italia, e ancora USA e Giappone sono i maggiori importatori di caffè: i primi si riforniscono dalle regioni africane, gli Stati Uniti invece dal Centro e Sudamerica. Vi sembrerà strano, ma i maggiori consumatori di caffè procapite sono la Finlandia con quasi 11 Kg procapite, a seguire la Danimarca, l’Olanda e la Norvegia con circa 10 Kg pro capite e l’Italia si piazza sono all’undicesimo posto, subito dopo la Francia, con 5Kg pro capite. In Italia si è riscontrato che l’81% dei bevitori di caffè ne consumano fino a tre al giorno e di questi il 71% preferiscono il classico caffè italiano espresso.

Fonti: Taccuinistorici – Wikipedia – Caffe – Gastonauta – Lastampa – Naturasocial

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