Bevande

Idromele: la storia del nettare degli Dei

Tra i prodotti che possiamo ricavare dal miele, l’idromele è di sicuro quello più intrigante, ma qual è la sua vera storia?

Nato dalla fermentazione del miele, l’idromele è uno degli alcolici più antichi del mondo. Più antica della birra e del vino, questa secolare bevanda ha solo tre ingredienti: acqua, miele e lievito. Nel corso degli anni si sono alternate modifiche, aggiunte, sperimentazioni che hanno reso l’idromele ancora più misterioso ed iconico. Ma il vero ingrediente segreto è uno solo: il tempo. Vediamo perché.

Storia dell'idromele
Foto: Vibergsborken @pixabay

Idromele, le origini

Stabilire con esattezza l’origine dell’idromele non è facile, per alcuni la formula è stata scoperta dai primi cacciatori-raccoglitori africani circa 20.000 anni fa per fonte di zuccheri ed energie, mentre alcuni rilievi hanno messo in luce la possibilità dell’esistenza di una bevanda molto simile nell’Antico Egitto; altri ancora testimoniano la sua presenza nell’Antica Grecia, nella Scandinavia al tempo dei Vichinghi e nell’Inghilterra dei Celti.

Anche l’India si distinse per la sua produzione, tanto che la più antica descrizione della bevanda si trova nel Rigveda, uno dei libri sacri di 3700-3100 anni fa. L’unica vera certezza è che la bevanda era davvero apprezzata nelle popolazioni antiche e allo stesso tempo era anche considerata così raffinata da essere la protagonista dei simposi di importanti principi e durante le cerimonie sacre.

Da dove nasce l’espressione “nettare degli Dei”? Nella mitologia indoeuropea, sia per i Celti che per i Germani, l’idromele era la tipica bevanda dell’aldilà e dell’immortalità. Nella cultura scandinava precristiana prende il nome di mjöðr (o met) e nella letteratura mitologica viene rappresentata sempre come la bevanda preferita dai re. L’idromele fu così considerato un vero e proprio dono da parte degli Dei, qualcosa di sacro e dalle origini celesti che veniva associata al lavoro dell’ape, a sua volta simbolo sacro della poesia, della trasformazione e della linfa di Madre Terra.

Nella mitologia Vichinga, in particolare, la storia dell’idromele fa riferimento al dio Odino ed altre creature sovraumane. Si racconta che l’idromele fosse la bevanda preferita di Odino e che per ottenerla si trasformò in serpente e poi in aquila per sottrarla ai giganti.

Dall’antica Grecia ad oggi, il “viaggio” dell’Idromele

Siamo in Grecia. Secondo alcuni racconti, inizialmente Dioniso non era il dio del vino: la mitologia greca pullula di miele ed idromele, anche in questa terra cibo e bevanda degli Dei. I reperti archeologici, risalenti a 5.000 anni fa, ci dicono che Dioniso era molto legato all’idromele, all’epoca ottenuto dalla fermentazione – dentro una sacca di pelle di toro, l’anima sacro al dio – di una miscela di acqua e miele.
Il consumo rituale della bevanda era concesso però solo ai sacerdoti e solo dopo fu sostituito dalla birra, utilizzata precedentemente già in altre culture a scopo rituale. Anche i Romani apprezzavano l’idromele, ma come in Grecia questa bevanda non diventerà una bevanda così popolare per via del costo molto alto della materia.

Il consumo d’ idromele si diffuso anche nel territorio piemontese fino al Medioevo, periodo in cui la bevanda veniva consumata dagli sposi durante mese lunare successivo alla cerimonia. La convinzione era quella di aiutare la coppia a procreare eredi maschi ed è proprio per questa ragione che ancora oggi si usa la parola “Luna di miele”.

Tutt’ora l’idromele si trova sotto diversi nomi e diverse modalità, viene usato durante i solstizi e gli equinozi soprattutto nei paesi scandinavi, in Inghilterra, in Bretagna, in Irlanda fino in America e Canada. In Italia invece non è purtroppo molto diffuso nella forma e nel nome classico, ma potete riprodurlo a casa in più varianti come miele e malto, miele e frutta e miele e spezia (braggot, melomel, metheglin).
Le proprietà antibiotiche, antinfiammatorie ed energetiche lo rendono forse troppo sottovalutato, ma il suo mito dura nel tempo e una volta assaggiato è difficile non credere alla leggenda: sì, è proprio il nettare degli Dei.

Cristina Morgese
Dopo aver conseguito la Laurea in Storia dell'arte e il Master in Management Museale, lavoro freelance come giornalista, copywriter e content creator. Non credo a confini già delineati, per questo mi piace oltrepassarli e trovare i fili nascosti che legano discipline diverse tra loro.