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I trucchi dei fast food per farti mangiare di più

I fast food utilizzano una serie di strategie per convincere i clienti a mangiare di più e più alla svelta. Ecco come identificarle per esserne consapevoli e difendersi meglio.

Quando si entra in un fast food, che lo si noti o meno, ogni componente all’interno del locale è stata delineata con un solo scopo: farci consumare di più. È una verità che si può traslare, in un modo o nell’altro per tutti gli esercizi commerciali, dai supermercati ai negozi d’abbigliamento. La questione è particolarmente rilevante quando si tratta dei fast food dove consumare di più significa, generalmente, mangiare di più, con tutte le conseguenze sulla nostra salute e il nostro corpo. Ecco alcuni «trucchi» che molte catene utilizzano per farci rimpinzare.

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Utilizzo dei menu

Uno dei «trucchi» più semplici è proprio quello di utilizzare i «menu» ovvero organizzare il pasto in blocchi predefiniti. Invece che semplicemente mettere a disposizione le singole scelte individualmente, la strategia in questo caso è offrire qualcosa in più a un prezzo generalmente più conveniente. Magari vi sareste accontentanti di un singolo semplice panino per sentirvi sazi, ma con pochi spiccioli in più potreste aggiungere questo o quel contorno, oppure passare dal menu «medio» a quello «large» ed è tutto più conveniente che comprare ogni singola componente a parte. Sarebbe uno spreco non farlo, no? Fotografie colorate e invoglianti, spesso condite da animazioni attireranno il vostro occhio su questi menu in modo che li possiate considerare con attenzione.

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Effetto ancoraggio

Fateci caso la prossima volta che vi capita di mettere piede in un fast food: nei pressi dell’ingresso sarà in bella vista un cartellone o un manifesto con uno delle ultime novità, plausibilmente una di quelle dal prezzo più alto, ma senza prezzo in cartellone. L’«effetto ancoraggio» è ben studiato e noto in psicologia e applicato nel marketing e suggerisce come la prima opzione che il nostro cervello percepisce prima di operare una scelta tende ad essere poi quella scelta. A meno che non entriate in un fast food con già un’idea chiara di cosa acquistare, ci sono ottime possibilità che sceglierete quel succoso e costoso panino mostratovi all’ingresso, magari in un bel menu.

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Aroma marketing e colori

Liberi di essere scettici, eppure molte catene di fast food utilizzano aromi artificiali per invogliarvi a consumare di più. Anche se entrate in un locale con un appetito moderato al di là della soglia sarete investiti da profumi invitanti. Molte catene, soprattutto di prodotti da forno, tengono le cucine o i laboratori nei pressi dell’ingresso in modo che gli odori della cucina raggiungano più facilmente i nuovi arrivati. A questi odori invitanti il nostro corpo risponde con la produzione di grelina, un ormone che stimola l’appetito.

Non solo gli odori, ma anche i colori sono studiati per stimolarvi. Rosso, giallo, marrone: sono tutti colori caldi ampiamente utilizzati nei menu e nei simboli dai fast food. Studi hanno evidenziato come questi colori attivano zone del cervello legate alla fame e al consumo di cibo. Non solo, il rosso generalmente in occidente è legato anche al senso di allarme e urgenza andando così a legarsi all’intero concetto di «fast» assieme al vostro «food».

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Alone salutista

Una tecnica recente per far presa sul crescente mercato delle persone attente alla salute è quella di accompagnare i menu classici con qualcosa di «salutare». Il sugoso panino grondante di salse e formaggio fuso è accostato da fotografie di insalate, frutta e verdure in modo da stemperare nella nostra mente l’idea di un menu poco sano. Questo è il più delle volte sufficiente a convincerci di stare compiendo una scelta tutto sommato salutare, dopotutto se c’è dell’insalata non può essere una cattiva decisione, no? Non solo, sempre più stanno comparendo assieme ai menu classici, anche quelli «salutisti». In questo caso i colori cambiano da rosso, giallo e marrone a verde e bianco legati nel nostro cervello a salute, natura e pulizia.

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Interazione faccia a faccia limitata

Ultimo ma non ultimo è la spersonalizzazione dell’esperienza. Molte catene stanno spingendo fortemente sull’automazione del servizio offrendo la possibilità di ordinare i propri menù senza dover passare per la figura umana del cassiere. Non solo questo velocizza di fatto l’operazione, ma il fatto di evitare di interagire con un altro essere umano riduce quel latente senso di colpa che si può provare nell’ordinare il menu «maxi» o evitare quel giudizio, reale o percepito, che si potrebbe avere se ordinassimo un gelato con patatine fritte. L’automazione quindi non solo conferisce un’idea di rapidità, pulizia ed efficienza ma, soprattutto per le nuove generazioni, libera dall’interazione umana offrendo l’opportunità di consumare di più senza il filtro del giudizio.

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REDAZIONE

Raccontare e spiegare cibo, natura e salute. Un obiettivo più facile a dirsi che a farsi, ma nella redazione di inNaturale non sono queste le sfide che scoraggiano. Siamo un gruppo di giovani affiatati in cerca del servizio perfetto, pronti a raccontarvi le ultime novità e le storie più particolari riguardo il complicato mondo dell’alimentazione.