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Gli escrementi degli uccelli marini valgono milioni di euro. Lo dice una ricerca

I nutrienti del guano sono fondamentali per gli ecosistemi del mare. La scomparsa di questi volatili avrebbe ripercussioni su alcune attività dell'uomo

Il guano degli uccelli marini vale quasi mezzo miliardo di euro all’anno. A sostenerlo è uno studio di un gruppo di ricercatori della Federal University of Goiás (Brasile) pubblicato sulla rivista Trends in Ecology & Evolution. Gli esperti puntano a sensibilizzare il grande pubblico sui fattori che minacciano l’esistenza di alcuni volatili, quantificando il valore economico dei loro escrementi. Questi in alcune parti del mondo sono utilizzati come fertilizzanti, ma soprattutto hanno un grande ruolo negli equilibri degli ecosistemi marini.

Uccelli marini guano

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Lo scopo della ricerca

Tra gabbiani, pellicani e pinguini alcune specie hanno risentito di un calo nel numero di esemplari. Una parte più ristretta è addirittura a rischio estinzione. A metterle in pericolo non sono solo i cambiamenti climatici, ma anche la pesca intensiva, la loro uccisione come effetto collaterale della pesca stessa e la presenza di specie invasive. Per attirare l’attenzione sul tema, il gruppo di ricercatori ha pensato bene di tradurre in termini monetari l’importanza che questi uccelli hanno per i mari e per gli oceani.


L’importanza del guano

Il guano di volatili contiene infatti grandi concentrazioni di nutrienti fondamentali per gli ecosistemi marini, come l’azoto e il fosforo. Nell’agricoltura quello di alcune specie è attualmente commercializzato come fertilizzante e la sua vendita è limitata in pochi paesi come Perù e Cile. Se, tuttavia, si va ad analizzare il suo impatto sulla vita acquatica, il suo valore emerge in maniera chiara. I ricercatori hanno constatato che i nutrienti del guano possono accrescere la biomassa di pesci nell’ecosistema di una barriera corallina fino al 48 per cento. Un fattore importante per economie basate sul settore ittico e turistico in zone come i Caraibi, il Sud-est asiatico e la Grande Barriera Corallina Australiana.

I numeri della ricerca

“Abbiamo fatto delle stime veramente prudenti secondo cui il 10 per cento delle riserve di pesce delle barriere coralline dipende dal guano degli uccelli marini – ha spiegato Daniel Plazas-Jiménez, coautore della ricerca – Secondo l’Organizzazione Nazioni Unite e il governo australiano, il ritorno economico annuale della pesca commerciale nella barriera corallina è di 6 miliardi di dollari. Facendo il 10 per cento di questa cifra risultano 600 milioni di dollari”. Vale a dire oltre 500 milioni di euro che sarebbero persi senza questa funzione degli uccelli. Se a questo numero si aggiunge poi il costo della produzione di nutrienti artificiali in sostituzione del guano naturale, circa 474 milioni di dollari, la stima salirebbe a un miliardo. Quindi la scomparsa di alcune specie potrebbe risultare molto dispendiosa.

Un terzo delle specie in pericolo estinzione

La soluzione? Lavorare più intensamente per tutelare questi volatili, sostengono i ricercatori, coinvolgendo i settori economici direttamente interessati, la politica, ma anche i cittadini. Secondo l’associazione BirdLife International, quasi la metà delle specie sta facendo registrare un calo nel numero di esemplari e un terzo di esse è minacciato dal pericolo estinzione.

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