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Come Gik Blue ha scombinato il mondo del vino

Una bottiglia anarchica che secondo alcuni è nata più per creare scalpore che altro, ma che comunque potrebbe meritare un po' della nostra attenzione.

Bere Gik Blue non è semplicemente bere vino blu. Vuol dire bere innovazione, bere creatività. Rimane su questa linea quasi tutta la pagina dello store online di Gik, tra le primissime cantine ad aver prodotto un vino blu simbolo, secondo i protagonisti, di ribellione verso schemi preconcetti e una mentalità chiusa avversa alle novità.

Gik blue: come ti scombino il mondo del vino

Un manifesto

Sembra quasi più una provocazione che una scelta oculata, soprattutto sentendo le parole dei produttori, che sottolineano come non siano vignaioli ma “siamo creatori. Abbiamo cercato il più vecchio, polveroso e mentalmente chiuso dei settori. Dopo aver scelto l’industria del vino come campo di battaglia, abbiamo creato un prodotto radicalmente diverso”, in collaborazione con l’Università dei Paesi Baschi e il team di ricerca alimentare Azti Tecnecalia.

Come ci si poteva aspettare l’accoglienza a loro riservata da chi quel campo lo vive da anni non è stata delle migliori, addirittura qualcuno è arrivato a definirlo un vino “blasfemo” e suggerire che i giovani produttori “better go create apps and leave the industry alone”. Se l’idea era quella di puntare tutto sull’innovazione i nostri cugini spagnoli non sono riusciti almeno sta volta a batterci: il blumond, prodotto dalla cantina Fratelli Saraceni è “l’unico spumante italiano blu prodotto da uve Prosecco e con un aroma aggiunto di pesca fresca e dolce.”

Tutta colpa del colorante

Ma cosa diavolo sarà mai questo vino? Gik riesce ad ottenere il suo colore grazie alle antocianine, naturalmente presenti nella buccia dell’uva, come abbiamo spiegato in un altro articolo. Il trucco sta nel fatto che, mentre nel vino tradizionale il pigmento viene estratto dalle bucce mentre rimangono a contatto col mosto, in questo nuovo prodotto le antocianine vengono addizionate in seguito concentrate, assieme ad una buona dose di indaco, altro colorante dalle caratteristiche sfumature bluastre.

Le uve sembrerebbero selezionate attentamente per tutta la Spagna, nazione d’origine del gruppo di creativi, sia bianche che rosse, ma questa scelta rimane nettamente in secondo piano rispetto all’estetica del prodotto, punto forte di questo vino. Proprio perché persegue questa filosofia sembrerebbe un prodotto orientato verso i Millenials, la così detta Generazione Z, più interessata all’estetica e alla novità, piuttosto che al sapore del vino. Merce da selfie, né più né meno, con orgoglio e spregiudicatezza.

Gik blue, colorante a tavola

L’azienda consiglia accostamenti con i piatti più disparati, dalle nachos con Guacamole al sushi, passando addirittura dalla carbonara, svelando che tra i sogni di questi novelli imprenditori ci sarebbe anche quello di sbarcare in Italia. Per ora il vino è venduto in 25 diverse nazioni, e, almeno da quello che si può carpire dalle recensioni online, il pubblico lo gradisce eccome.

Rimane solo un’ultima considerazione da fare: perché acquistare questo vino? Non è particolarmente più buono delle bottiglie tradizionali, non viene prodotto con una tecnica particolare, non presta una maggiore attenzione all’ambiente o a tematiche sociali, ma molto probabilmente vi garantirà un bel pieno di like sui vostri social di riferimento.

Fonti: aisitalia.it – fratellisaraceni.com – gik.blue

TOPIC Bluvino
Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.