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Foreste in Kenya: le antiche tradizioni potrebbero salvarle

In Kenya le foreste sono in pericolo. Gli indigeni potrebbero proteggerle ma loro, così come le antiche tradizioni sono costantemente minacciati.

La situazione socio-politica in Kenya è estremamente complicata, soprattutto per gli indigeni. Questi gruppi sono i depositari di uno sconfinato patrimonio di tradizioni e hanno fondato le loro comunità sulla natura. Le foreste in Kenya sono la loro casa e, se fosse loro permesso, sarebbero in grado di proteggerle al meglio. La battaglia per fare in modo che questo accada è in corso, ma appare ardua.

Foreste Kenya

La difficile situazione degli indigeni:

A luglio due comunità indigene sono state cacciate dalle loro dimore nelle foreste in Kenya. Si tratta di Ogiek e Sengwer allontanati rispettivamente dalla Mau Forest e dalla Embobut Forest. Queste due popolazioni sono state assalite dalle guardie del Kenyan Forest Service e sono solo le ultime di una lunga serie. Secondo le leggi del governo keniota gli indigeni sono assimilabili a invasori. Le istituzioni si spingono a considerarli una minaccia per le foreste in Kenya. Dal colonialismo la salvaguardia degli ecosistemi è affidata alla “conservazione fortezza” che prevede una rigida separazione tra uomo e natura.

Le antiche tradizioni indigene:

In realtà le antiche credenze indigene potrebbero rivelarsi la chiave per salvare le foreste in Kenya. Sia gli Ogiek sia i Sengwer infatti hanno costruito una vita in comunione con la natura, senza contemplare la coltivazione. Milka Chepkorir, membro dei Sengwer ha spiegato che esistono una serie di tabù per cui tagliare alberi o prendere dalla natura più del necessario non è contemplato. Tra gli Ogiek chiunque tagli alberi senza il permesso degli anziani viene punito e maledetto. Entrambe le comunità, poi, considerano le foreste come le uniche fonti di vita e sostentamento, oltre che luoghi sacri. Si impegnano pertanto a ripristinare tutto ciò che viene intaccato.

L’ardua battaglia:

La comunità internazionale si sta battendo al fianco dei locali per le foreste in Kenya. Brezhnev Otieno di Amnesty International Kenya ha affermato che il modello di conservazione applicato dal Kenya Forest Service rappresenta una palese violazione dei diritti umani e ha fallito. Il tasso di deforestazione nel 2018 è infatti era di 5000 ettari annui. Si tratta di disboscamento commerciale dettato da precisi interessi economici. Victoria Tauli-Corpuz, ex Special Rapporteur ONU, ha affermato che dove gli indigeni vengono rispettati i territori risultano tutelati. L’obiettivo, almeno per gli Ogiek, ora è raccogliere le proprie norme tradizionali in un documento, per dimostrare quanto possano essere vantaggiose per la conservazione delle foreste.

Le foreste in Kenya sono un patrimonio da tutelare. È necessaria una strategia che posi sui diritti umani e sul rispetto di un patrimonio culturale fatto di sacralità e tradizioni. L’astratta contrapposizione tra naturale e artificiale non è più una soluzione plausibile. Non possiamo che augurarci che il Kenya segua l’esempio di tanti altri Paesi e riconosca quanto gli indigeni abbiano ancora da insegnare al nostro mondo.

REDAZIONE
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