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Elefanti marini: nuovi collaboratori per la scienza nell’Antartico

Nuove prospettive sul cambiamento climatico emergono da uno studio in cui degli ignari elefanti marini si sono rivelati il punto di svolta.

L’importanza di monitorare le correnti dell’Oceano Antartico è da tempo nota agli scienziati, ma il ghiaccio che ne ricopre la superficie ha sempre complicato le ricerche. L’idea di servirsi degli elefanti marini, che arriva dall’università di Gothenburg, ha portato alla raccolta di dati che ci forniscono interessanti informazioni sulla natura del cambiamento climatico e del surriscaldamento globale.

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La scelta degli elefanti marini

Gli elefanti marini antartici sono mammiferi carnivori appartenenti alla famiglia dei focidi. Le loro dimensioni sono stupefacenti: i maschi arrivano a 6 metri di lunghezza per circa 4 tonnellate di peso. Grazie a queste si distinguono dai loro omonimi settentrionali, significativamente più piccoli. Gli elefanti marini del sud trascorrono quasi tutta la loro vita sott’acqua, a caccia di cibo, e, tra un’immersione e l’altra, tornano in superficie solo per pochi minuti. Questo ha indotto gli scienziati a considerarli dei perfetti alleati e a posizionare sui loro corpi dei sensori per la raccolta di dati. Gli strumenti utilizzati in precedenza si erano rivelati inefficaci. Le grandi navi rompighiaccio non permettevano di monitorare i movimenti su piccola scala e gli alianti sottomarini non erano in grado di funzionare sotto il ghiaccio della Marginal Ice Zone.


L’importanza di studiare questa zona:

Circa il 90% del calore in eccesso prodotto sulla Terra viene assorbito dagli oceani e l’oceano Antartico rappresenta proprio il portale attraverso cui la maggior parte di esso passa dall’atmosfera all’oceano. Il dottor Swart, uno dei ricercatori che hanno presentato il paper, afferma, appunto, che il Mixed Layer, lo strato misto superficiale, rappresenta “la finestra tra oceano e atmosfera” e che, quindi, “la mancanza di conoscenza riguardo a questa zona è preoccupante”. Proprio per questo ricorrere agli elefanti marini è sembrata l’unica scelta.

I dati raccolti:

La frequenza e la durata delle immersioni degli elefanti marini hanno reso possibile rivelare la presenza di correnti di piccolissime dimensioni, definite “submesoscale flows” al di sotto del ghiaccio.  Queste influenzano profondamente lo scambio che avviene a livello del Mixed Layer.  Tanto più lo strato risulta profondo e omogeneo, quanto più risulta facile per l’oceano assorbire carbonio e calore. Avere a disposizione dei raccoglitori di dati come gli elefanti marini, renderà possibile per gli scienziati monitorare i cambiamenti in queste dinamiche.

Gli scienziati non negano che collaborare con gli elefanti marini, a cui non è possibile ordinare dove immergersi, sia stata una vera sfida. È doveroso sottolineare anche che le informazioni raccolte non sono un punto di arrivo, ma un punto di partenza per il futuro. Nonostante tutto ciò ringraziare gli elefanti marini appare d’obbligo.

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