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Delfini in guerra, da kamikaze a cacciatori di mine

La notizia più recente arriva direttamente dal Cremlino, che ha lanciato una richiesta per cinque delfini, in un annuncio pubblicato sul sito del Ministero della Difesa russo.

Purtroppo lo abbiamo imparato molto bene, la guerra aguzza l’ingegno umano come poche altre cose. Dagli anni ‘60 i due schieramenti della guerra fredda, Usa e Urss, hanno iniziato ad addestrare delfini da mandare in battaglia, o meglio, in missioni particolarmente critiche. Così, senza che nessuno ne sapesse praticamente nulla, la guerra in Iraq del 2003 ha visto questi intelligenti mammiferi impegnati in una estesa campagna di sminamento nel porto di Umm Qasr.

Delfini da battaglia

Operazione delfino

Fin dai primi anni ‘60 la Marina Militare Statunitense iniziò a fare esperimenti su l’addestramento di animali marini per missioni particolarmente delicate. Tra i candidati c’erano soprattutto delfini ma anche alcuni leoni marini, anche se furono provate addirittura 19 specie, tra cui anche squali e uccelli.

Operazione delfino

Ad essere selezionati furono alla fine il delfino dal naso a bottiglia e il leone marino californiano, e entrambi i mammiferi furono addestrati per la difesa di punti strategici, l’individuazione di mine di profondità, ma anche studiati per la messa appunto di nuovi sottomarini e armi subacquee. La scelta è ricaduta su questi animali per la loro sorprendente intelligenza e capacità di adattamento, tanto che gli Stati Uniti non sono più i soli a includerli tra i loro ranghi.

Boe e sopravvivenza

Il compito di questi delfini è semplice, almeno sulla carte: vengono addestrati a riconoscere mine sommerse e una volta individuate a rilasciare una boa così da farle individuare successivamente ai militari. Si calcola che durante la missione di sminamento nel porto di Umm Qasr, in Iraq, questi animali abbiano contribuito alla messa in sicurezza di oltre 100 ordigni, ma pochi delfini hanno fatto ritorno.

Boe e sopravvivenza

In realtà però alcune fonti riportano impieghi anche più cruenti, soprattutto durante la guerra in Vietnam, quando i war-dolph, delfini kamikaze, veniva addestrati a farsi esplodere in prossimità di un bersaglio nemico. Vengono tutt’ora impiegati come sorveglianza in alcune basi militari del mondo, anche se recenti sviluppi avrebbero portato il programma a ricevere critiche sempre più aspre, come le dell’Ammiraglio Eugene Carroll, secondo il quale nessun marinaio «would sleep peacefully on a Trident nuclear sub guarded by Flipper!»

Come detto poco più sopra non sono solo gli statunitensi a interessarsi di questi mammiferi, nel 2016 il Ministero della Difesa russo ha pubblicato un bando per l’acquisto di cinque esemplari a scopo bellico. I delfini, riporta il comunicato, «saranno presi in carico dagli specialisti dell’esercito russo e trasportati a bordo di speciali veicoli dotati di vasche riempite con acqua di mare. I delfini catturati saranno sottoposti ad un periodo di quarantena di 30 giorni in una struttura fornita dal contraente.»

Fonti: difesaonline.it – wikipedia.org -obrag.org

Matteo Buonanno Seves

Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.