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Costruire case di legno potrebbe aiutarci a limitare il riscaldamento globale

Uno studio riporta che costruire case di legno nelle città del futuro potrebbe permetterci di contenere il riscaldamento globale sotto i 2° entro il 2100.

Costruire le nuove case nelle città con il legno anziché in cemento e acciaio potrebbe darci una grossa mano a contenere il riscaldamento globale. È quanto afferma uno studio del Potsdam Institute for Climate Impact Research (Pik). Secondo quest’analisi, se nelle aree urbane venisse usato il legno per edificare le aree residenziali del futuro, potremmo riuscire a tagliare il 10 per cento delle emissioni di anidride carbonica necessarie per limitare l’aumento della temperatura dell’atmosfera sotto i 2° entro il 2100. L’idea, però, non convince gli ambientalisti, soprattutto per l’impatto che una rivoluzione del genere potrebbe avere sulle foreste naturali.

Costruire case di legno potrebbe aiutarci a limitare il riscaldamento globale
Foto: Conor Brown @Unsplash

Costruire case in legno in città

I ricercatori del Pik hanno ragionato sull’ipotesi di costruire le nuove case di città con il legno riflettendo sull’impronta carbonica del materiale, ovvero la quantità di gas serra generata durante il suo ciclo di vita. Quella del legno è molto più bassa dei tradizionali materiali usati in edilizia, come i già citati cemento e acciaio, in quanto la Co2 assorbita dagli alberi durante la loro crescita non viene rilasciata finché il legno non viene completamente distrutto.

Pubblicato sulla rivista Nature Communications, lo studio è il primo ad analizzare le dimensioni del taglio di emissioni derivante da una transizione su larga scala verso quelle che sono state definite “città di legno”.

Una soluzione per limitare il riscaldamento globale

Costruire le nuove case di città con il legno potrebbe dare una mano a contenere il riscaldamento globale provocato dalle emissioni sotto i 2°. Nei prossimi decenni, infatti, le persone che abiteranno nelle città del mondo saranno sempre più numerose e il settore delle costruzioni potrebbe incrementare il suo inquinamento se continuerà a usare i materiali di sempre per edificare.

Secondo lo studio, invece, se il 90 per cento della popolazione delle aree urbane trovasse casa in palazzi di medie dimensioni (tra i quattro e 12 piani) costruiti in legno, si eviterebbe di sprigionare ben 106 miliardi di tonnellate di emissioni di Co2 entro il 2100.

Le nuove piantagioni per il legno

Ma da dove arriverebbe tutto il legno necessario per costruire queste nuove case? Secondo lo studio, un cambiamento nelle modalità di costruzione del genere richiederebbe la creazione di ben 149 milioni di ettari di nuove foreste da cui ricavare legname, ma anche un incremento degli abbattimenti nelle foreste naturali non protette. I ricercatori affermano che non verrebbero invece intaccate le aree agricole. Così come non verrebbero toccati gli alberi delle foreste vergini e delle aree protette.

Lo scetticismo degli ambientalisti

Ciò però non rassicura gli ambientalisti che hanno dimostrato non poco scetticismo di fronte a questa idea. Soprattutto per quanto riguarda l’aumento dei prelievi di legname dalle foreste naturali e la distruzioni di altre aree incontaminate per fare posto alle nuove piantumazioni. “Sarebbe un disastro per la natura e per il clima”, ha detto al quotidiano inglese The Guardian, Sini Eräjää, responsabile della campagna per il cibo e per le foreste di Greenpeace Europa.

Le foreste naturali e ricche di biodiversità sono più resilienti a siccità, incendi e malattie”, ha specificato, specificando che sono in grado di assorbire più Co2 degli alberi piantumati dall’uomo con lo scopo di ricavare legname. “Il legno può avere un spazio più importante nelle costruzioni – ha aggiunto – ma raddoppiare le piantumazioni nel mondo alle spese delle inestimabili aree naturali è solo da pazzi, mentre sarebbero sufficienti riduzioni modeste nella produzione di carne e latticini per liberare la terra necessaria”.

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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food