MedicinaSalute

Cos’è la mindfulness e come funziona

Impossibile non aver sentito parlare di mindfulness: diventata quasi una moda, questa tecnica meditativa invita ciascuno di noi a porre attenzione al presente. Ma in cosa consiste davvero?

Il termine mindfulness è la traduzione inglese del termine sati, che nella lingua pali (quella utilizzata da Buddha per i suoi insegnamenti) significa «consapevolezza, attenzione». Questa tecnica di meditazione si è sviluppata a partire dai precetti del buddismo, epurati però della componente religiosa.

mindfulness

Cos’è la mindfulness?

Questa pratica millenaria di origine orientale ha come fine ultimo l’insegnamento a vivere il presente, il qui e ora. Detto così sembra piuttosto semplice ma, se ci prendiamo un po’ di tempo per un’autoanalisi, è facile rendersi conto come di fatto siamo sempre distratti: nello svolgere un’azione, anche la più banale, i nostri pensieri vanno ad altro. Allenare la mente a pensare a ciò che sta avvenendo in quel preciso istante permette di ridurre gli automatismi che sono gli stessi che nei momenti di difficoltà scatenano reazioni eccessive o incontrollate. Imparare a richiamare l’attenzione su un’azione, sul presente, allenerà la mente a fornire risposte anziché reazioni nel momento del bisogno.

cosa è mindfulness

LEGGI ANCHE: Alimentazione buddista, tra credenze e realtà

La mindfulness non è un modo per allontanare i pensieri o per svuotare la mente, quanto più una chiave per imparare a gestirli in modo assertivo e resiliente. Questa tecnica, a differenza di quanto siamo soliti fare quasi per preservarci, non nega né respinge il dolore ma lo guarda in faccia e lo affronta. In questo modo, le emozioni negative non spariscono (sarebbe impossibile con qualsiasi tecnica), ma perdono potere. Si inizierà a percepire la vita per come è senza tutti quei filtri che altro non sono che condizionamenti ereditati dalla famiglia, dall’educazione e dalla società.

Come funziona la mindfulness?

La mindfulness è stata teorizzata per la prima volta da Jon Kabat Zinn negli Stati Uniti e fu sempre lui il primo a darne una definizione completa: mindfulness è prestare attenzione al momento presente in modo non giudicante. Unisce i principi della meditazione buddista con quelli della psicologia. Non può tuttavia considerarsi un sostituto di quest’ultima quanto più un’integrazione. Recenti studi (Massachussets General Hospital del 2011, Università dell’Oregon del 2012, Brown University, ecc…) hanno evidenziato come tale pratica modifichi la morfologia del cervello, in particolare la zona della corteccia prefrontale associata alla memoria, allo stress e all’empatia. Parallelamente si è assistito, tramite tecniche di imaging celebrale, ad uno sviluppo delle aree deputate all’entusiasmo, all’appagamento e alla capacità di risolvere i problemi nonché a una riduzione dell’amigdala, la ghiandola coinvolta nei meccanismi di stress, ansia e paura.

Come funziona mindfulness

In Italia questa tecnica viene insegnata da scuole private in quanto ancora non è stata integrata con la medicina tradizionale. In alternativa è possibile apprenderne le basi tramite libri e podcast. L’apprendimento inizia in situazioni formali, guidate da un esperto, per passare a quelle informali in cui in modo autonomo si trasferisce quanto appreso nella quotidianità. È stato evidenziato come tale tecnica, unita alla medicina tradizionale, sia molto efficace per il trattamento dei disturbi ossessivo compulsivi, anche di tipo alimentare, degli attacchi di ansia e panico, del dolore cronico ma anche e soprattutto per la prevenzione delle ricadute nella depressione maggiore. Ecco come concentrandosi sul presente e coltivando emozioni positive possiamo districarci nella moltitudine di pensieri che affollano la nostra mente in ogni momento.

blank

Dopo una Laurea in Ingegneria mi sono allontanata dai numeri e avvicinata a nuove forme di espressione, come la fotografia e la scrittura. Il mio blog, Il Cucchiaio Verde, racchiude entrambe le passioni e ha come filo conduttore uno stile di vita vegetariano.