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Cosa sono gli snack? Neanche i nutrizionisti lo sanno

Cosa sono gli snack? Sebbene alcuni studi abbiano tentato di definirne alcune linee guida, nel mondo non esiste una definizione ufficiale.

Vi siete mai chiesti cosa sono gli snack? Quale sia la loro esatta definizione? Vi sorprenderà scoprire che in effetti dello spuntino, tanto amato da grandi e bambini, non esiste una descrizione riconosciuta e ufficiale. D’altro canto, i nutrizionisti e alcuni studi recenti, hanno cercato almeno di definirlo nella maniera più corretta, studiandone la percezione da parte dei consumatori. Tra qualche scoperta e qualche pubblicazione, sono emersi alcuni dati interessanti su questa categoria di pasto dal significato tanto sfuggente.

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Alla ricerca della definizione di snack

La definizione del termine non è affatto semplice da trovare, ma quindi, cosa sono gli snack? Quel che sappiamo con certezza di questa tipologia di pasto, che può essere consumato in piedi o seduti, è che può avere una connotazione nella sfera alimentare tanto positiva quanto negativa. Basti pensare, ad esempio, che con lo stesso termine si possono indicare sia merende salutari ed energetiche, quali frutta fresca o secca o barrette naturali, sia cibi zuccherati, altamente calorici, di scarso valore nutritivo e spesso preconfezionati, quali patatine o merendine al cioccolato. Proprio considerando questa seconda accezione, in alcune scuole o uffici del mondo gli snack sono stati evitati per limitare l’assunzione di zuccheri e le annesse pause da parte di dipendenti e alunni.

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Come abbiamo visto, dunque, non esistono linee guida ufficiali per definire uno spuntino, sia che stiamo parlando della qualità e della categoria del cibo consumato sia del momento della giornata a cui associarlo, sia al numero di calorie contenute. In compenso alcuni studi hanno cercato di capire meglio cosa sono gli snack, tra cui uno pubblicato da ricercatori dell’Università del Surrey nel 2017, suggeriscono che la il termine snack influisca sulla modalità di assunzione. I ricercatori hanno fatto un esperimento dando a 80 volontari della pasta, presentata o come spuntino o come pasto vero e proprio; mentre i primi mangiavano la pasta in piedi e da un contenitore di plastica, i secondi la mangiavano seduti, da piatti di ceramica.

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Interessante anche la scoperta che coloro che sono intenti a consumare un pasto indicato come snack o snack veri e propri, quali cracker o caramelle, tendono a mangiare in maggiori quantità. Insomma, come affermato allora da Jane Ogden, uno dei ricercatori e professore di psicologia della salute all’Università del Surrey, chi mangia spuntini ha maggiori possibilità di mangiare troppo, perché potrebbe non realizzare o persino ricordare ciò che ha mangiato distrattamente. In uno studio del 2016 della rivista Advances in Nutrition tentò invece di dare una definizione del verbo inglese snacking, ossia mangiare uno snack, dichiarando che fosse l’insieme delle calorie consumate al di fuori dei pasti principali, ovvero colazione, pranzo o cena.

I nutrizionisti dicono no allo snack casuale

A prescindere dalla risposta alla domanda «cosa sono gli snack?» su una cosa sono d’accordo i nutrizionisti, ovvero che queste merende non sono da evitare ma che vanno mangiate con consapevolezza e un minimo di pianificazione. Solo in questo modo, infatti, si può realmente memorizzare e realizzare quello che si sta mangiando fuori pasto, senza eccedere, così come si evita di fare scelte sbagliate quando si è affamati e stanchi. Insomma, per fare uno spuntino come si deve, bisogna scegliere di farlo invece di afferrare senza pensarci le patatine aperte sulla tua scrivania o delle merendine conservate in borsa.

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In questo senso può essere considerato istruttivo l’approccio giapponese allo spuntino. In Giappone si ritiene che una dieta sana contribuisca in modo significativo alla longevità e, allo stesso tempo, gli snack vengono considerati cibi desiderabili e deliziosi, fatti per essere gustati e non divorati. Da non dimenticare, infine, che il momento dello snack può anche essere un’opportunità per alleviare lo stress e socializzare. Una pausa caffè in stile scandinavo non consiste solo nel mangiare un dolce, ma è un’opportunità per fare una pausa, riflettere e creare un momento di convivialità nell’arco della giornata.

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Nomade digitale, docente di social media marketing e scrittrice, appassionata di viaggi, arte, tecnologia e alimentazione vegetariana e vegana. In cucina ama prendere spunto dalle sue passioni, aggiungendo ingredienti naturali e un pizzico di creatività.