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A cosa servono gli embrioni ibridi umano-pecora?

Creati i primi embrioni ibridi umano-pecora, la notizia sta facendo il giro del mondo, sollevando molte domande e non poche perplessità. Ma a cosa serviranno esattamente questi nuovi ibridi?


La notizia è fresca: sono stati creati i primi embrioni ibridi umano-pecora, nella mente dei più una sorta di chimera orripilante, una notizia che ricorda molto esperimenti di qualche pazzo scienziato. Ma, mentre i titoli sono fatti per suscitare delle precise immagini nella testa delle persone, è molto interessante capire il perché di questo esperimento che a pelle può sembrare – per dirla delicatamente – sopra le righe.

A cosa servono gli embrioni ibridi umano-pecora?

Cominciamo subito col chiarire ogni dubbio: queste chimere sono formate da meno di una cellula umana ogni 10.000 cellule di pecora, un embrione che è stato distrutto dopo 28 giorni di sviluppo. Questo risultato, ottenuto nei laboratori dell’Università di Stanford, è stato raccontato dal biologo Hiro Nakauchi durante un meeting annuale.

A cosa servono gli embrioni ibridi umano-pecora

Ma qual è lo scopo di questo settore di ricerca? L’idea è quella di salvare vite umane rendendo semplice e relativamente immediato il recupero di organi perfettamente adatti a sostituire gli originali. Questo esperimento segna un nuovo importantissimo traguardo nel settore dei trapianti d’organo.

Lo ha spiegato più nel dettaglio il biologo membro del team Pablo Ross, al Guardian: «Ancora oggi persino gli organi più compatibili, eccezion fatta per quelli provenienti da gemelli identici, non resistono molto a lungo perché nel tempo il sistema immunitario continua ad aggredirli.»

A cosa servono gli embrioni ibridi umano-pecora
Foto di Juan Carlos Izpisua Belmonte

La questione etica

Rimane un problema però: la questione etica. Per quanto questi esperimenti siano ancora molto lontani da avere ripercussioni dirette sulla nostra salute gli scienziati si stanno già interrogando sulle implicazioni etiche di questa pratica. «Tutti questi approcci sono controversi e nessuno di loro è perfetto, ma offrono speranza alle persone che muoiono ogni giorno – ha concluso il biologo – Abbiamo bisogno di esplorare tutte le possibili alternative per fornire organi a persone in difficoltà.»

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Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.