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Cos’è la dieta flexitariana?

La dieta flexitariana è sempre più popolare, ma non tutti conoscono questo regime alimentare che ha ricadute positive sia su ambiente e salute personale

Sentir parlare di dieta flexitariana oggi è ormai quasi una consuetudine, ma spesso soffermarsi a riflettere su di essa non lo è altrettanto. Questo stile di alimentazione alternativo punta a coniugare esigenze nutritive, benefici per la salute e rispetto per l’ambiente. A fare da capisaldi non sono, allora, rigide regole e imperativi categorici, ma principi e flessibilità che, forse, potrebbero persino non spaventare i carnivori.

dieta flexitariana
Foto: Ella Olsson @Pexels

La dieta flexitariana

L’espressione dieta flexitariana rappresenta già di per sé una dichiarazione di intenti. La parola riunisce, infatti, al suo interno i termini “flexible” e “vegetarian”. Tale regime alimentare alternativo prevede il massiccio consumo di prodotti vegetali, ma non contempla la totale esclusione della carne o dei prodotti di origine animale. Essi rimangono la base del 20% della dieta, in una concezione in cui biologico e km 0 diventano, però, concetti chiave degli acquisti. A presentare questa nuova concezione dell’alimentazione ci ha pensato nel 2008 la nutrizionista statunitense Dawn Jackson Blatner che puntava a sviluppare una dieta che favorisse il benessere fisico e mentale dell’individuo.

Cosa si mangia?

Seguire la dieta flexitariana significa aderire a una filosofia.  Frutta e verdura di stagione si configurano come la base di ogni pasto, insieme a cereali integrali, legumi e altre proteine alternative. La formula base prevede l’assunzione di 1500 kcal giornaliere da suddividere in 5 pasti. 500 di esse andranno, così introdotte a cena, 400 a pranzo, 300 a colazione e 150 in ciascuno dei due spuntini. Formule alternative contemplano l’eliminazione dei break o un’aggiunta di 200 kcal a colazione. La carne viene, poi, gradualmente limitata. In fase iniziale può essere consumata 5 volte a settimana per un massimo di 700 g. Successivamente la dose viene portata 500 g e i giorni di “astinenza” a 3, mentre, alla fine, il quantitativo raggiunge i 250 g con 5 giorni vegetariani su 7. Per il pesce non sono previste riduzioni.

Grandi vantaggi

Scegliere la dieta flexitariana significa promuovere sia il proprio benessere, sia quello del pianeta. Una dieta prevalentemente vegetariana limita, infatti, il consumo di grassi saturi e introduce nel nostro organismo vitamine, sali minerali e altre sostanze nutritive preziose. Il nostro sistema alimentare è, poi, responsabile di circa un terzo delle emissioni globali di gas serra, il 60% delle quali è attribuibile alla filiera legata all’allevamento. Limitare il nostro impatto ambientale facendo scelte alimentari consapevoli diventa, allora, una priorità. Diversi studi hanno, poi, mostrato che, grazie alla maggior attenzione al proprio stile di vita richiesta, seguire la dieta flexitariana significa, spesso, anche perdere qualche chilo e ciò fa da ulteriore stimolo.

La dieta flexitariana si sta ormai imponendo con prepotenza nel panorama alimentare mondiale. Personaggi famosi come Gwyneth Paltrow hanno contribuito a renderla popolare, ma ora molti vi si avvicinano apprezzandone principi ed effetti benefici. Anche se qualche piccolo sacrificio rimane richiesto ricordare che l’unico elemento da abolire dal nostro vocabolario è “eccesso” non può che consolare.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.