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Coronavirus infetta più della SARS: gli scienziati spiegano il perché

Secondo gli scienziati il Coronavirus infetta più della SARS e scoprire il perché potrebbe essere fondamentale per fermare la pandemia.

Capire perché il Coronavirus infetta più della SARS è fondamentale per gli scienziati: questa informazione potrebbe darci gli strumenti per combattere meglio la pandemia, e gli esperti hanno già fatto diversi passi avanti in merito. Hanno scoperto per esempio che la differenza tra questo virus e la SARS sta in una proteina, la spicola, che nel Coronavirus sarebbe in grado di combinarsi meglio con diverse cellule del corpo umano.

Coronavirus infetta più della SARS

Coronavirus e SARS, la differenza in una proteina

Quando oggi sentiamo parlare di Coronavirus intendiamo spesso, ed erroneamente, il 2019-nCoV, ma il termine Coronavirus si riferisce ad una famiglia più ampia di virus, in cui si inserisce anche quello della SARS. Quindi, sempre per rimanere sul tecnico, con il termine SARS si parla comunemente del virus SARS-CoV, registrato per la prima volta in Cina a Guangdong. Per tornare al punto però, qual è la differenza tra 2019-nCoV e SARS-CoV?

La famiglia dei Corovirus utilizza una proteina conosciuta come spicola per legarsi alla membrana della cellula che sta attaccando, e questo processo in particolare è influenzato da alcuni enzimi presenti nelle cellule. In un articolo apparso sulla testata Le Scienze viene spiegato come la spicola del 2019-nCoV sia diversa da quelle degli altri Coronavirus, visto che viene attivata da un enzima conosciuto come furina.

Potrebbe sembrare un’inezia, ma questo enzima può fare un’enorme differenza: la furina infatti si trova in moltissimi organi diversi, dai polmoni al fegato passando per intestino tenue. Lo ha spiegato nel dettaglio Li Hua, impegnato all’Università di Scienze e Tecnologie di Huazhong come biologo strutturale. Sullo stesso argomento è intervenuto anche Gary Whittaker, virologo della Cornell University: questa differenza tra Coronavirus e SARS potrebbe, secondo lui, cambiare il modo con cui il virus entrare nelle cellule e la dinamica della sua diffusione.

Sulla questione però manca ancora il completo consenso scientifico: Jason McLellan, per esempio, un altro biologo strutturale e coautore di uno studio intitolato «Cryo-EM structure of the 2019-nCoV spike in the prefusion conformation», sottolinea che questi enzimi potrebbero non essere una risposta significativa.

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