AmbienteCarne & SalumiEcologiaHot Topic

Consumo d’acqua: ecco qual è l’impronta idrica di 1 kg di carne

La carne è un alimento imprescindibile per molti ma, in tempo di siccità, guardare all’impronta idrica di una bistecca non può che far impallidire.

Oggi consumiamo molta più acqua mangiando che bevendo e ciò appare evidente guardando all’impronta idrica della carne. Allevare animali, per poi trasformarli in bistecche o hamburger richiede, infatti, enormi quantità di questa preziosa risorsa non considerabili sostenibili. Il bilancio relativo ai prodotti di origine animale non è più lusinghiero e a ricoprire il ruolo di esempio virtuoso sono le diete vegetariane e vegane.

Impronta idrica carne
Foto: Luis Quintero @Pexels

L’impronta idrica della carne

La carne è nei Paesi ad alto reddito oggi ancora un alimento centrale. Produrla significa, però, consumare ingenti quantità d’acqua di cui, ormai, il pianeta è sempre più carente. Questa risorsa è impiegata in ogni fase del processo. Miliardi di litri di essa sono utilizzati per la produzione dei mangimi. Altri sono, poi, usati per mantenere in vita gli animali, dissetandoli o pulendo stalle o pollai. La macellazione non è, infine, assolutamente water-free. Considerare l’impronta ecologica della carne che mangiamo significa tenere conto di tutti questi fattori. È importante sottolineare che a sorreggere la filiera sono, seppur in maniera iniqua, acque verdi, blu e grigie. Le prime sono raccolte durante le piogge, le seconde derivano da bacini idrici, mentre le ultime vengono ottenute tramite processi di depurazione.

I numeri

I dati relativi all’impronta idrica della carne parlano purtroppo chiaro. Per produrre 1 kg di bistecche di bovino sono, infatti, necessari ben 15.400 l di acqua. Di questa il 94% è in media ottenuto da acque verdi, il 4 % da acque blu e solo il 2% da quelle grigie. Altre carni risultano indubbiamente più sostenibili dal punto di vista idrico. 1 kg di maiale richiede l’impiego di 6.000 l d’acqua, per la pecora il valore ammonta a 10.400 l, mentre per il pollo il consumo è di 4.300 l. Anche i derivati animali si rivelano particolarmente dispendiosi. Per 1 kg di burro sono necessari 5.553 l di acqua, mentre per delle comuni uova ne servono 2.562.

Diete vegetariane e vegane

Guardare all’impronta idrica della carne mostra quanto orientarsi verso prodotti vegetali possa fare la differenza per il futuro del pianeta. Per portare sulle nostre tavole 1 kg di verdure sono, infatti, necessari in media 300 l di acqua. Il confronto appare iniquo anche dal punto di vista dei valori nutrizionali. L’impronta idrica per caloria della carne è, infatti, pari a 20 volte quella attribuibile a patate e cereali. Per quanto riguarda la carne bovina, poi, il consumo di acqua per grammo di proteine equivale a 6 volte quello dei legumi. Uova di gallina e latte vaccino superano, invece, quest’ultimo di 1.5 volte. Guardando ai grassi il rapporto non appare meno drastico. L’unica eccezione è, infatti, rappresentata dal burro. Il pesce, con una water footprint di 2.314 l/kg si colloca nel mezzo.

I dati sull’impronta idrica di carne e prodotti di origine animale fanno riflettere. Questo periodo di siccità ci sta drammaticamente ricordando che le scorte d’acqua del pianeta non sono illimitate e che preservarle è un dovere di ciascuno. Forse la prossima volta che ci troveremo nel piatto una succulenta bistecca la gola secca potrebbe sostituire l’acquolina.

blank
Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.