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Come aiutare gli agricoltori a sopravvivere al cambiamento climatico

Previsioni meteo più precise e un maggior supporto dalla ricerca saranno fondamentali. 43 milioni di persone sono a rischio insicurezza alimentare acuta

Migliorare i servizi climatici e fare progressi nelle ricerca e sviluppo di nuove coltivazioni. Sono questi gli assi lungo i quali ci si dovrà muovere nei prossimi anni per aiutare l’agricoltura ad affrontare i sempre più pesanti effetti dei cambiamenti climatici sulle campagne. Conseguenze che stanno avendo un impatto più disastroso nei Paesi in via di sviluppo e del Terzo Mondo che dipendono maggiormente da questo settore, alzando i livelli dell’insicurezza alimentare delle comunità locali.

Agricoltura cambiamento climatico

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Previsioni meteo più a lungo termine

A indicare queste direzioni sono i ricercatori del World Resources Institute indicando un approccio chiamato adattamento trasformativo. Aspetti fondamentali dell’agricoltura, come le tecniche di lavoro, i luoghi dove seminare e le piante da coltivare, dovranno necessariamente cambiare. E per realizzare questa conversione saranno sempre più necessarie previsioni meteorologiche dettagliate. Sono tre gli aspetti in cui dovranno fare il salto di qualità:

  • dovranno estendere l’orizzonte temporale che analizzano passando da report quotidiani o stagionali ad analisi decennali o addirittura più a lungo termine, prevedendo ad esempio l’evoluzione da oggi al 2050;
  • dovranno tenere conto anche dei fattori biologici, ambientali, sociali ed economici che potrebbero influenzare la pianificazione delle coltivazioni;
  • tutti i destinatari dei servizi climatici dovranno ricevere previsioni personalizzate in base alle loro necessità insieme a strumenti e istruzioni per capire come integrare queste informazioni nel loro lavoro.

Cercare coltivazioni più resilienti

La seconda area in cui andranno fatti progressi è quella della ricerca di nuove coltivazioni. I cambiamenti climatici rendono meno produttive certe piante. Per quello occorre puntare su  varietà più resistenti-resilienti, in grado di adattarsi alle mutate condizioni meteorologiche. Questi sforzi devono concentrarsi sulla riduzione dei tempi di coltivazione, sul potenziamento delle banche genetiche e della raccolta dei dati e sull’ampliamento a livello numerico delle coltivazioni studiate e, per ogni tipologia, andare a studiare più varianti genetiche. Più in generale, gli investimenti nella ricerca dovranno coincidere con un’utilità effettiva che porti agli agricoltori nuove colture a prova di cambiamenti climatici.

L’esempio indiano

Un esempio viene dall’India, Paese ancora molto agricolo. Qui la frequenza delle precipitazioni è cambiata drasticamente: anche se rimangono consistenti, i giorni di pioggia sono calati in modo consistente e la stagione dei monsoni arriva sempre più tardi. La carenza di acqua ha fatto crollare le produzioni di riso e mais, le principali coltivazioni del Paese, e ha spinto a reintrodurre il miglio, considerato più redditizio con le nuove condizioni climatiche. Sempre in India, si stanno introducendo anche varietà di riso più resistenti all’acqua salata che bagna sempre più spesso le risaie.

Azioni contro l’insicurezza alimentare

Gli esempi di collaborazione tra ricercatori e agricoltori stanno aumentando. In alcuni casi, come in Etiopia, i contadini sono direttamente coinvolti in programmi per definire gli obbiettivi e le priorità delle coltivazioni e capire quale sia la strategia migliore per quell’area distribuendo così le semenze più adatte alle condizioni locali specifiche. Si tratta di esperimenti utili che potranno aiutare a combattere la devastante insicurezza alimentare che ci si attende da qui al 2050, soprattutto nei Paesi a basso reddito. Per la Fao, 43 milioni di persone vulnerabili e dipendenti dall’agricoltura sono a rischio di insicurezza alimentare acuta.

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