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Chacha, dalla Georgia l’arte del brindare con la grappa

La grappa Chacha è alla base della cultura del bere e del brindare georgiana, tanto essere definita patrimonio UNESCO dell’umanità.

In Georgia non esiste banchetto che termini – o addirittura inizi – senza aver brindato con la Chacha, la tipica grappa prodotta in questo Paese affacciato sul Mar Nero. La Chacha georgiana non è solo un alcolico ma è uno tra gli «ingredienti» principali che rendono vivace e conviviale un pasto: con i bicchieri levati al cielo i commensali brindano insieme la gioia di mangiare e condividere i ricchi piatti della cucina locale.

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Come preparare l’acquavite della Georgia

La Chacha georgiana viene chiamata anche «vodka di vino» o «grappa di vodka». In qualsiasi caso il termine Chacha indica la grappa distillata secondo i metodi tradizionali della Georgia. Dal Caucaso al Mar Nero, questa grappa di vinaccia dal colore chiaro e dal sapore molto forte viene preparata con l’utilizzo di anfore interrate e alambicchi discontinui, ovvero al termine di ogni cotta (cioè il ciclo di distillazione) bisogna interrompere il processo, svuotare la caldaia e riempirla nuovamente con altra vinaccia.

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L’alambicco discontinuo è composto prevalentemente da quattro parti: la caldaia, dove si mettono gli ingredienti da scaldare e da distillare; il coperchio, il quale chiude la caldaia e sul quale iniziano a condensarsi gli aromi e le molecole di alcool in un primo momento; il collettore, cioè un lungo tubo allungato che convoglia i vapori verso la serpentina (quarto elemento dell’alambicco) in cui scorre un liquido refrigerante o, più semplicemente, acqua che permette ai vapori alcolici di tornare in fase liquida.

L’arte del brindare

Esiste uno specifico bon ton da applicare ad ogni banchetto allestito per la festa. Nel momento in cui ci si siede a «supra» (così viene chiamata la tavola riccamente imbandita in Georgia), viene scelto un «tamadà». Questi sarebbe il capo tavola incaricato di dare al via ai discorsi che precedono i numerosi brindisi. Solitamente viene scelto anche un aiutante «alvaredi» che può venire in soccorso al tamadà durante lo svolgimento del pasto.

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Di fatto però tutti partecipano attivamente ai brindisi con la Chacha georgiana poiché rifiutarsi di bere in compagnia equivale ad un affronto personale. Inoltre esiste un detto locale che asserisce che con gli amici si beve la Chacha georgiana, mentre con i nemici la birra. Questo probabilmente è dovuto al tasso alcolico della grappa che inibisce prima il bevitore e quindi lo rende più vulnerabile: meglio berla in buona compagnia. Per farlo esistono diverse modalità; per esempio con il «vakhtanguri» si beve incrociando le braccia tra due persone (similmente quello che accade anche ai nostri matrimoni); oppure con il «iglibatsuri», si fa bere chi ci sta di fronte ed egli fa lo stesso con noi.

Patrimonio dell’UNESCO

Gli abitanti della Georgia sono molto legati alla Chacha e al suo ruolo sociale che affonda le radici nella più antica tradizione. Si pensi che questa acquavite e l’arte del brindare sono stati dichiarati patrimonio dell’UNESCO. Inoltre nel 2011 il Ministero dell’Agricoltura locale ha istituito un marchio specifico con il quale indicare la provenienza geografica e la qualità della Chacha georgiana prodotta.

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Tuttavia il governo si trova ad affrontare il problema dell’alcolismo e sta cercando di incentivare i progetti finalizzati alla sensibilizzazione su questo argomento al fine di riuscire a far convivere serenamente la tradizione con il benessere della comunità.

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Una passione per la natura coltivata fin da piccolo mi ha condotto a studiare Scienze dell’Ambiente e della Natura ma, in seguito ad un sogno rivelatorio (se si vuole credere a questa versione), mi sono ritrovato con carta, penna ed un sogno nel cassetto.