inNaturale
Home
>
“Canto di me stesso”, la celebre poesia di Walt Whitman

“Canto di me stesso”, la celebre poesia di Walt Whitman

Il poeta americano Walt Whitman, con la poesia Canto di me stesso, celebra la vita in tutte le sue forme

La poesia “Canto di me stesso” (Song of my self), scritta da Walt Whitman e pubblicata per la prima volta nel 1855, è uno dei componimenti poetici più intensi e rappresentativi del poeta statunitense. La poesia è contenuta nella a famosa raccolta “Foglie d’erba’’ e. secondo alcuni studiosi, “rappresenta il nucleo della visione poetica di Whitman". Composta da ben 52 strofe in versi liberi, “Canto di me stesso” è un inno senza tempo alla vita in tutte le sue forme, ma anche un incredibile viaggio che oltrepassa i confini convenzionali del sé. Ad interessare il poeta, però, non è l’autocelebrazione bensì la coscienza umana che, partendo dal più piccolo elemento naturale, si espande e diventa universale. Un vero e proprio abbraccio al cosmo, che troppo spesso ci dimentichiamo di poter dare.

canto di me stesso whithman
Foto: GLady @pixabay

“Canto di me stesso” di Walt Whitman (Strofa 6)

Che cos’è l’erba? Mi chiese un bambino, portandomene a piene mani;
Come potevo rispondergli? Non so meglio di lui che cosa sia.
Suppongo che sia lo stendardo della mia vocazione, fatto col verde tessuto della speranza.
O forse è il fazzoletto del Signore,
Un ricordo profumato lasciato cadere di proposito,
Con la cifra del proprietario in un angolo sicché possiamo vederla e domandarci di Chi può essere?
O forse l’erba stessa è un bambino, il bimbo generato dalla vegetazione.
O un geroglifico uniforme
Che voglia dire, crescendo tanto in ampi spazi che in strette fasce di terra,
Fra bianchi e gente di colore, Canachi, Virginiani, Membri del Congresso, gente comune, io do loro la stessa cosa e li accolgo nello stesso modo.
E ora mi appare come la bella capigliatura delle tombe.
Ti userò con gentilezza, erba ricciuta,
Forse traspiri dal petto di giovani uomini,
Che avrei potuto amare, se li avessi conosciuti,
Forse provieni da vecchi, o da figli ghermiti appena fuori dai ventri materni,
Ed ecco, sei tu il ventre materno.
Quest’erba è troppo scura per uscire dal bianco capo delle nonne,
Più scura della barba scolorita dei vecchi,
È scura per spuntare dal roseo palato delle bocche.
Oh nonostante tutto io sento il parlottio di tante lingue,
E comprendo che non esce dalle bocche per nulla.
Vorrei poter tradurre gli accenni ai giovani morti, alle fanciulle,
Gli accenni ai vecchi e alle madri, ai rampolli ghermiti ai loro ventri.
Che cosa pensate sia avvenuto dei giovani e dei vecchi?
E che cosa pensate sia avvenuto delle madri e dei figli?
Vivono e stanno bene in qualche luogo,
Il più minuscolo germoglio ci dimostra che in realtà non vi è morte,
E che se mai c’è stata conduceva alla vita, e non aspetta il termine per arrestarla,
E che cessò nell’istante in cui la vita apparve.
Tutto continua e tutto si estende, niente si annienta,
E il morire è diverso da ciò che tutti suppongono, e ben più fortunato.

Piccola curiosità: la poesia “Canto di me stesso” di Walt Whitman viene citata nel film The Whale, diretto da Darren Aronofsky e disponibile in questi giorni nelle sale cinematografiche.


Cristina Morgese
Cristina Morgese
Scopri di più
Dopo aver conseguito la Laurea in Storia dell'arte e il Master in Management Museale, lavoro freelance come giornalista, copywriter e content creator. Non credo a confini già delineati, per questo mi piace oltrepassarli e trovare i fili nascosti che legano discipline diverse tra loro.
Scopri di più
Dopo aver conseguito la Laurea in Storia dell'arte e il Master in Management Museale, lavoro freelance come giornalista, copywriter e content creator. Non credo a confini già delineati, per questo mi piace oltrepassarli e trovare i fili nascosti che legano discipline diverse tra loro.
Iscriviti alla newsletter
Resta aggiornato sulle ultime novità editoriali, i prodotti e le offerte