Cani randagi sull’Himalaya, un’invasione minaccia la biodiversità
L’Himalaya è forse uno degli ultimi luoghi del pianeta dove ci aspetteremmo di avere a che fare con un’invasione di cani ma grazie all’uomo è proprio quello che sta succedendo. Nella regione del Ladakh le controparti randagie degli amici a quattro zampe si stanno moltiplicando in modo incontrollato e minacciano la fauna autoctona, creando grandi problemi alla biodiversità. Le strategie d’intervento esistono ma la situazione rimane complicata.

L’invasione di cani randagi sull’Himalaya
Ad affrontare l’invasione di cani randagi sull’Himalaya è la regione montuosa del Ladakh, nell’estremo nord dell’India. Le stime suggeriscono che qui si aggirino almeno 25.000 esemplari di tali animali, ma alcuni rapporti alzano il numero a 45.000.
I cani sono stati introdotti nell’area dall’uomo e si muovono oggi in branco, rovistando nella spazzatura e attaccando le specie selvatiche autoctone quando il cibo scarseggia. I problemi si presentano, quindi, soprattutto in inverno, dato che durante tale periodo il nutrimento diventa difficile da reperire e l’aggressività degli animali aumenta di conseguenza. La popolazione di questi predatori è dunque stata definita dal governo indiano come una minaccia considerevole per gli ecosistemi dello Stato.
Invasione di cani sull’Himalaya: cause e conseguenze
L’aumento incontrollato dei cani randagi sull’Himalaya è iniziata per colpa dell’attività umana. Tali animali sono stati introdotti nell’area dall’esercito tra gli anni 60 e gli anni 70. Fino agli anni 90 dunque gli animali sono rimasti soprattutto nei pressi delle basi militari. Con il crescere di urbanizzazione e turismo essi si sono però spostati altrove, sfruttando la gestione non adeguata dei rifiuti a proprio vantaggio.
Oggi la convivenza forzata tra cani e uomo si fa sempre più complicata e i conflitti diventano inevitabili. Si sono già verificati casi di aggressioni di animali all’uomo e a preoccupare è la salvaguardia delle specie autoctone a rischio estinzione. Gatti di Pallas, lepri lanose e marmotte dell’Himalaya rientrano tra gli osservati speciali. Gli uccelli acquatici, come le gru dal collo nero non risultano più al sicuro e lo stesso vale per il bestiame.
Come fermare l’invasione di cani sull’Himalaya
Fermare l’invasione di cani sull’Himalaya appare una priorità. Tali animali, cacciando in branco, sono infatti speso avvantaggiati rispetto alle specie autoctone che identificano come prede. L’ecosistema non è per altro preparato a sostenere la pressione di tali predatori quindi gli equilibri rischiano di collassare. La sterilizzazione degli animali appare il principale strumento di intervento.
I dati suggeriscono che tra 2015 e 2024 siano stati sottoposti al procedimento 32.887 esemplari ma ciò non appare sufficiente. Alcuni esperti valutano, anzi, le azioni intraprese come troppo lente e insufficienti. Una corretta gestione di territorio e rifiuti potrebbe fare altrettanto la differenza.
L’invasione di cani randagi sull’Himalaya deve essere ancora attentamente studiata. Rashmi Rana, ricercatrice presso Nature Conservation Foundation in India ha sottolineato che il fenomeno potrebbe avere anche dei risvolti positivi. I cani sarebbero secondo lei in grado di allontanare altri predatori più pericolosi, come i lupi.






