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Aria e salute: quali sono gli ultimi dati?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Unione Europea monitorano ogni anno i dati sull’inquinamento dell’aria. Non è una questione legata solo all’ambiente, ma serve a prevenire danni alla nostra salute.

L’inquinamento dell’aria rappresenta un serio pericolo per la salute. Un articolo del Sole24Ore riporta i dati presentati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ancora in fase di aggiornamento per il 2016. Cosa dicono?

Aria e salute: quali sono gli ultimi dati?

A livello mondiale

Più dell’80% della popolazione mondiale che vive in città è esposta a livelli di inquinamento superiori rispetto ai limiti fissati dall’OMS. Leggendo i dati, riferiti alle aree in cui l’aria viene monitorata, il 98% delle città più inquinate sono quelle più povere e con più di 100 mila abitanti. Se si guarda alle città situate in paesi più ricchi la percentuale scende fino al 56%. In generale, secondo l’OMS nel 2014 circa il 92% della popolazione mondiale viveva in luoghi che non soddisfano i criteri stabiliti dall’OMS, cioè di 10 microgrammi per metro cubo all’anno.

A livello mondiale

Le sostanze inquinanti prese in esame possono causare diverse patologie mortali come cancro, malattie respiratorie e cardiovascolari. I paesi più colpiti sono ovviamente i paesi a basso o medio sviluppo dove i dati sono più alti. In generale, le morti causate da patologie strettamente correlate all’inquinamento sono il 5.4% a livello mondiale, circa 6.5 milioni di persone nel 2012. Questi calcoli si basano sull’indicatore DALY che analizza l’impatto di uno o più fattori di rischio: vengono definiti gli anni di vita persi a causa della morbosità, della disabilità e mortalità causata da queste patologie.

Di quali sostanze si parla?

La più dannosa per la nostra salute è il particolato, dato dalla combustione prodotta sia dalle auto che da stazioni stabili come industrie, impianti, abitazioni o la combustione di biomassa per la produzione di energia elettrica. Oltre a questa sostanza, ve ne sono altre quattro: l’anidride solforosa; l’ossido d’azoto; l’ammoniaca; i composti organici volatili non metanici come benzene, etanolo o formaldeide. Ma da dove arrivano? Nell’ultimo report dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, su di un arco temporale che va dal 1990 al 2015, vi sono varie cause: per l’anidride solforosa e solforica i livelli più alti si registrano nella produzione di energia elettrica e nella sua distribuzione. L’ossido d’azoto, invece, deriva principalmente dal trasporto su gomma (i veicoli), mentre i composti organici volatili principalmente dalla produzione industriale e dall’uso di determinati prodotti chimici. Caso particolare per l’ammoniaca che, sebbene difficile da immaginare, viene prodotta quasi totalmente dall’agricoltura. C’è infine il particolato, che racchiude due tipologie come il PM10 e il PM25: il primo ha due cause principali quali il riscaldamento e i processi industriali, mentre il secondo è per la maggior parte dei casi emesso nell’ambiente dal riscaldamento prodotto dalle case.

Di quali sostanze si parla?

Qual è la situazione in Europa?

Il primo accordo stipulato al livello mondiale per controllare i livelli di inquinamento dell’atmosfera è del 1979. Si tratta della convenzione sull’Inquinamento Transfrontaliero a Grande Distanza (CLRTAP) sottoscritto da 51 paesi della Commissione Economica delle Nazioni Unite (UNECE) assieme agli Stati Membri dell’Unione Europea, il Canada, gli Stati Uniti e alcuni paesi dell’Asia centrale. Negli anni vi sono stati aggiunti vari protocolli specifici, uno dei quali è il Gothenburg Protocol del 1999 che tratta in maniera specifica della riduzione dell’acidificazione, dell’eutrofizzazione e dell’ozono troposferico; cosa significa? L’acidificazione riguarda l’aumento di livello d’acidità degli oceani a causa dell’assorbimento di elementi inquinanti prodotti dall’uomo: come si è visto in questo articolo, gli effetti vanno a colpire l’ecosistema marino nel suo insieme. L’eutrofizzazione riguarda sempre l’acqua ma significa che i livelli di sostanze nutritive come lo zolfo, prodotte dall’azione umana, aumentano a tal punto che la proliferazione di alghe, diventando insostenibile per l’ambiente marino. Queste sono alla base dell’attività batterica che a sua volta consuma l’ossigeno presente nell’acqua, uccidendo la fauna marina. Infine, l’ozono troposferico è quello presente nella fascia più bassa della nostra atmosfera. Benché presente in natura, è velenoso a certi livelli e va monitorato.

Qual è la situazione in Europa?

Secondo l’ultimo report dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, le emissioni antropogeniche (cioè prodotte dall’uomo) sono diminuite sensibilmente: il particolato è quella tra tutti con i livelli più bassi dal 2000, diminuito del 28% che significa circa un quarto dai livelli del 1990. Anche gli altri agenti inquinanti stanno diminuendo sensibilmente e le politiche europee puntano ad abbassare i livelli ancora di più entro il 2020.

Fonti: eea.europa.eu – who.int – infodata.ilsole24ore.com – wikipedia.org

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Laureata in Storia, ma appassionata di giornalismo. Disorientata tra conflitti mondiali e ambiente, resta certa solo di una cosa: l’essere curiosa.