Salute

Analisi dell’alimentazione britannica: una nuova strategia

Un’accurata analisi dell’alimentazione britannica ne evidenzia i problemi. Viene messa a punto una nuova National Food Strategy per arginarli.

Henry Dimbleby è attualmente capo del consiglio non esecutivo presso il dipartimento per l’inquinamento, l’alimentazione e gli affari rurali. Attraverso un’analisi dell’alimentazione britannica evidenzia quanto questa stia procurando ingenti danni ai corpi e alle menti dei cittadini. Individua in obesità e povertà le principali falle e propone una nuova strategia alimentare nazionale per superarle e rispondere alla crisi post-pandemia. La nuova linea dovrà essere basata su sostenibilità e parità sociale.

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Il problema dell’obesità in Gran Bretagna

Dall’analisi dell’alimentazione britannica emerge che circa il 36% della popolazione meno abbiente è affetta da obesità e che questo ha portato a un maggiore tasso di mortalità durante la pandemia da Covid 19.

Ciò è dovuto principalmente al fatto che i cibi meno costosi risultano essere anche quelli più dannosi per la salute. Spesso alimenti colmi di zuccheri vengono presentati come perfettamente sani.

Il cibo spazzatura si nasconde dietro apparenze ingannevoli e molti si lasciano ingolosire dall’acquisto a buon mercato senza sentire la necessità di maggiori informazioni.

Crisi economica e alimentazione

Dall’analisi delle prospettive del sistema di alimentazione britannica viene sottolineato che, anche a causa della pandemia. sempre più persone faticano a portare cibo in tavola.

Il tasso di disoccupazione sta crescendo e, nonostante gli sforzi del governo, l’aumento della povertà risulterà inevitabile.  La Brexit non migliorerà questa situazione e, quindi sempre più persone si troveranno a consumare pasti inadatti alle reali necessità di un’alimentazione sana.

La nuova National Food Strategy prospettata da Henry Dimbleby prevede, dunque, interventi per permettere alle fasce meno abbienti di reperire cibo adatto. Viene caldeggiato un aumento dei pasti gratuiti nelle scuole, per impedire che i bambini possano subire i danni a lungo termine di una cattiva nutrizione. In questa stessa ottica viene proposta l’introduzione di vouchers per l’acquisto di frutta e verdura fresca da parte di donne incinte.

Gli standard per l’importazione di cibo dovranno essere particolarmente elevati, dopo la Brexit, e ogni singolo provvedimento connesso all’alimentazione britannica dovrà essere analizzato in relazione al correlato costo ambientale, umano ed etico.

Soffermandosi su questa analisi dell’alimentazione britannica appare chiaro che la Brexit non deve fornire un’occasione per ricostruire solo l’economia del Regno Unito, ma anche il suo sistema alimentare. Garantire a tutti un’adeguata alimentazione significa offrire a ciascuno il punto di partenza per realizzarsi e vivere al meglio. Al governo spetta la responsabilità di non lasciare i singoli a combattere questa titanica battaglia per la salute e l’ambiente da soli.

REDAZIONE
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