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Amazzonia in fiamme: incendi raddoppiati rispetto a un anno fa

Il 46% dei roghi riguarda la foresta brasiliana. Numeri record nella regione di Pantanal, paradiso della biodiversità. Ambientalisti critici con Bolsonaro

L’Amazzonia brucia, ancora. E lo fa a un ritmo maggiore di quanto succedeva solo un anno fa, quando tutti gli occhi erano puntati sul polmone verde del pianeta. Ora che l’attenzione è tutta concentrata sulla gestione della pandemia da Covid-19, la devastazione della foresta pluviale continua senza suscitare le proteste della comunità internazionale come qualche mese fa. I numeri sono impressionanti: rispetto a ottobre 2019, gli incendi sono più che raddoppiati passando da 7.855 a 17.326.

Amazzonia incendi Brasile

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I numeri del 2020

I drammatici dati sono stati riportati dall’Istituto Nazionale per la Ricerca Spaziale brasiliano. Dalle osservazioni effettuate con i satelliti è emerso un bilancio pesante per quest’anno: fino ad oggi sono stati registrati 93.485 incendi con un incremento del 25 percento rispetto allo stesso periodo del 2019. La maggior parte dei roghi, il 46 percento, riguarda la superficie di foresta appartenente al Brasile.


La gestione dell’emergenza in Brasile

Gli ambientalisti sono quindi tornati a scagliarsi contro il presidente brasiliano Jair Bolsonaro e la sua gestione dell’emergenza. Nel mirino dei critici, ci sono le misure adottate dal governo di Bolsonaro a luglio, tra cui il divieto di appiccare fiamme nella foresta per 120 giorni e l’uso dell’esercito nelle aree più duramente colpite dall’emergenza. Provvedimenti considerati inefficace. Il presidente, noto per la sua contrarietà a politiche ambientali forti e per la sua vicinanza agli sfruttatori dell’area amazzonica, ha respinto le accuse definendo i dati comunicati dall’ente spaziale brasiliano errati e le critiche “sproporzionate.

L’allarme nel Pantanal

La reazione di Bolsonaro non è nuova. Già l’anno scorso aveva attaccato l’Istituto Nazionale per la Ricerca e i suoi monitoraggi dell’Amazzonia. I satelliti, tuttavia, non mentono nemmeno e riportano una situazione allarmante. A preoccupare è soprattutto la regione paludosa di Pantanal, una delle aree più ricche di biodiversità del pianeta. Tra gli animali ospitati, ci sono il giaguaro e la scimmia cappuccina. Secondo i dati pubblicati domenica 1 novembre, a ottobre sono stati accesi 2.856 incendi nella regione, una cifra record che non si era mai registrata mensilmente in 30 anni di monitoraggio. Tutto ciò sta avvenendo in un periodo in cui le fiamme dovrebbero diminuire per effetto delle piogge stagionali.

La preoccupazione degli ambientalisti

Nonostante il negazionismo di Bolsonaro, questa nuova devastazione dell’Amazzonia sembra essere ancora una volta riconducibile a chi in Amazzonia ha interessi economici: “Dopo aver deforestato la giungla, i criminali hanno appiccato il fuoco per distruggere tutti i resti accumulati – ha denunciato Mariana Napolitano, responsabile dei programmi scientifici di WWF Brasile –. Alla fine del mese, con l’arrivo delle piogge, il ritmo degli incendi è rallentato, ma non possiamo dipendere dai fattori climatici. Quello che è accaduto nella stagione secca nell’Amazzonia e nel Pantanal non deve ripetersi”.

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