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Amazon e plastica

Il packaging usato dal colosso dell’e-commerce è complicato da riciclare. Oltre 10mila le tonnellate di rifiuti plastici dispersi negli oceani

Una quantità di plastica così enorme da coprire oltre 500 volte la circonferenza della Terra. È quella prodotta da Amazon per i 7 miliardi di spedizioni effettuate in tutto il mondo nel 2019. Si tratta di quasi 30mila tonnellate di imballaggi che si trasformano in rifiuti che, molto spesso, finiscono nei mari e negli oceani a causa della loro scarsa riciclabilità: cuscinetti, pluriball (gli involucri a bolla) e altre protezioni per gli ordini dei clienti. A riportare i dati è stata Oceana, organizzazione internazionale che si occupa della conservazione dell’oceano.

Amazon packaging inquinamento

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L’impatto di Amazon sugli oceani

Combinando i dati sul packaging del gigante dell’e-commerce con le scoperte di un recente studio pubblicato su Science, Oceana è riuscita a dare una dimensione all’inquinamento dell’azienda. Si stima che nel 2019 siano finite nei corsi d’acqua dolce e negli ecosistemi marini oltre 10mila tonnellate di imballaggi di Amazon. È come se, ogni 70 minuti, un furgone carico di plastica avesse riversato nell’oceano il proprio carico. Un fenomeno che causa enormi problemi alla fauna e all’ambiente marino.

Secondo alcune ricerche, il 90 percento di tutti gli uccelli marini e oltre la metà delle tartarughe marine hanno ingerito plastica. Questo perché spesso gli animali confondono gli imballaggi dell’e-commerce con il cibo. Episodi che si possono rivelare fatali per la loro sopravvivenza. Oceana riporta che l’88 percento degli esemplari che hanno ingoiato o sono rimasti intrappolati nella plastica facevano parte di specie sotto osservazione in quanto in pericolo o a rischio estinzione.

Plastica poco riciclabile

La plastica di Amazon finirebbe in abbondanza negli oceani a causa della sua scarsa riciclabilità. Nonostante l’azienda di Jeff Bezos affermi il contrario, il film plastico (il materiale utilizzato per gli imballaggi) raramente riesce ad avere una seconda vita. La ragione? Oceana riporta che i principali programmi di riciclaggio negli Stati Uniti, in Canada e nel Regno Unito non accettano questo tipo di plastica. È stato calcolato che solo il 4 percento di tutto il film di polietilene diffuso negli Stati Uniti è stato riciclato nel 2014. Se si considera che appena il 9 percento di tutta la plastica mai prodotta dall’uomo è stata riciclata e il 91 percento di essa è stata conferita nelle discariche, incenerita o è stata dispersa nell’ambiente, le pratiche di business del gigante dell’e-commerce non possono che preoccupare. A maggior ragione se si pensa che le vendite dell’azienda cresceranno di un terzo nel 2020.

I clienti chiedono interventi

E in effetti i clienti di Amazon sono sempre più sensibili al tema. Oceana ha sottoposto un sondaggio oltre 5mila persone residenti negli USA, in Canada e nel Regno Unito che fanno regolarmente ordini sulla piattaforma. Ha scoperto che l’86 percento degli intervistati è preoccupato per il problema degli imballaggi e per l’impatto sugli oceani, mentre il 92 percento era amareggiato per l’incapacità dei sistemi di riciclo nel gestire questi rifiuti. L’87 percento, invece, chiede ad Amazon e a tutte le aziende dell’e-commerce di rendere disponibili opzioni di packaging plastic free nella fase di acquisto.

Le richieste di Oceana

Un’alternativa potrebbe essere quella data ai consumatori indiani. In India, infatti, dopo l’approvazione di una legge contro l’inquinamento di plastica, Amazon è stata costretta a rimpiazzare gli imballaggi in plastica con buste prodotte in carta riciclabile (ne sono state utilizzate già 100 milioni). Oceana ora chiede all’azienda di implementare in tutto il mondo questo e altri packaging riciclabili/riusabili e di ascoltare di più le richieste dei clienti. Secondo l’organizzazione, l’azienda, già impegnata sul fronte del cambiamento climatico con il programma Climate Pledge, dovrebbe estendere il suo impegno e la sua trasparenza anche al tema dell’inquinamento da plastica e del conseguente impatto sull’ambiente.

REDAZIONE
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