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L’altra faccia della green economy in Norvegia

La green economy in Norvegia ha un lato nascosto, ben più «sporco» e concreto, dell'idillio ecologico di quella che è considerata una delle nazioni più virtuose al mondo.

Lo shakespeariano marcio in Danimarca si è mosso più a nord, intaccando la green economy in Norvegia. Un lato nascosto che mette in mostra le giganti contraddizioni che, oltre al paese scandinavo, caratterizzano l’intera economia globalizzata, specialmente considerando gli effetti sull’ambiente.

green economy Norvegia
Museo del Petrolio di Stavanger

Cosa c’è dietro alla green economy norvegese?

La Norvegia è considerata – a ragione – una della nazioni più sviluppate, democratiche, felici e green del mondo. Il 98% della sua elettricità deriva da fonti rinnovabili, ha il più alto tasso di sharing di veicoli elettrici al mondo e, tra le nazioni «ricche» figura in terza posizione per il basso impatto carbonico della sua economia. La green economy in Norvegia sembra pienamente realizzata in uno scenario da sogno, ma esiste un’altra faccia della questione decisamente meno pulita: lo stato scandinavo, infatti, è uno dei più grandi esportatori di gas e petrolio al mondo.

dietro green economy norvegese

La bilancia ecologica norvegese vede, per questa ragione, gravare sul suo piatto un fardello aggiuntivo di 500 milioni di tonnellate di CO2 prodotti dalle emissioni del gas e del petrolio esportato ai 50 milioni prodotti entro i confini nazionali. La natura della questione è esclusivamente morale, dal momento che non vi è nulla di illecito nella condotta norvegese, ma questo inevitabilmente macchia la buona reputazione ecologica nazionale. Senza dubbio la green economy in Norvegia è una realtà indiscutibile, il problema è l’effetto di ciò che attraversa i confini nazionali.

green economy norvegia petrolio

Una situazione paradossale che vede una delle nazioni più virtuose al mondo contare su un mercato petrolifero del valore di circa 1 triliardo di dollari. Letteralmente una montagna di denaro con cui il paese finanzia il suo welfare da sogno e le sue fruttuose politiche ambientali. Il punto della questione è definire il punto in cui tracciare la linea di demarcazione della responsabilità: può uno stato, in un’economia globalizzata, non curarsi degli effetti di quanto esce dai suoi confini nazionali? Sembra proprio che anche il primo della classe, interrogato, possa fare scena muta.


Fonte: Ozy

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Chitarrista, motociclista, da sempre appassionato di scienza, tecnica e natura. Sono laureato in Psicologia del Lavoro e della Comunicazione. Curioso per natura amo i viaggi, il buon vino e scoprire cose nuove. Da qualche anno nel settore del marketing digitale e della comunicazione.