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All’incrocio tra gastronomia, letteratura e spiedo bresciano

Carla Boroni, nel suo libro «L’etimo (s)fuggente», unisce sotto un’unica copertina diverse discipline che possono trovare nel cibo un terreno comune, dalla letteratura alla storia.

In generale, un buon punto di partenza per una dissertazione potrebbe essere il concetto di gastronomia, definibile, senza che però le venga data sufficiente giustizia, l’arte della preparazione dei cibi. Carla Boroni, professoressa di Letteratura Italiana Contemporanea, sembra approfondire proprio questo tema, la cucina, nella sua sintesi di processi storici e culturali, senza dimenticare il valore che viene dato a proprio a quel cibo, importante tanto per il suo contenuto pragmatico che simbolico.

All'incrocio tra cibo, letteratura e gastronomia brescianaAll'incrocio tra cibo, letteratura e gastronomia bresciana

Le tappe di un’avventura gastro-culturale

Il piccolo volume intitolato «L’Etimo (s)fuggente» è diviso in sei parti: una visione frammentata che permette di guardare il tema gastronomico principale sotto molteplici punti di vista e rispondere a qualche domanda, senza dimenticare di mettere qualche pulce nell’orecchio. Così viene indagato il rapporto tra cibo e identità, svelando almeno in parte quanto disse Feuerbach nel suo lapidario: «Siamo quel che mangiamo».

Le tappe di un’avventura gastro-culturale

Si prosegue poi con l’intricato rapporto che c’è tra letteratura e alimentazione, in particolare scoprendo mirabolanti banchetti del passato, raccontati da qualche autore dell’epoca, per arrivare ad alcune chicche su come sia cambiato il rapporto stesso col mangiare. Le diete, la pancia piatta, lo stare a tavola, tutte cartine al tornasole specifiche di culture e tempi diversi.

50 sfumature di spiedo

Si arriva a questo punto a uno dei protagonisti indiscussi del libro, lo spiedo, e qui Carla Boroni svela la sue salde origini bresciane nel ripercorrere l’opera degli scrittori italiani degli ultimi secoli per scoprire quali hanno parlato di più del suo piatto identitario preferito. Schivando qua e là scrittori che usavano il termine schidione – spiedo – con accezione guerrafondaia, l’autrice scova testimonianze di spiedi d’ogni genere, fino a trovarsi di fronte alla descrizione di un delfino cucinato a quel modo.

50 sfumature di spiedo

Ma non sarebbe certo sufficiente parlare esclusivamente della storia, bisogna anche entrare nel merito: come si cucina il vero spiedo? La professoressa racconta quali sono le tradizioni, gli ingredienti e i termini che tratteggiano qualcosa che definire ricetta è riduttivo. Ecco che torna prepotente il concetto di gastronomia: interazione di campi come storia, sociologia e antropologia per dar vita, mentre le prese girano sulla brace, ad una cultura ottima con un po’ di polenta e del buon vino.

Fonti immagini: braciamiancora.com – boston.com

Matteo Buonanno Seves

Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.