Gli allevamenti intensivi limitano le capacità delle mucche
Gli allevamenti intensivi sono talmente deleteri per gli animali che arrivano a limitarne le capacità. Fuori da tali contesti, per esempio, le mucche appaiono persino in grado di utilizzare utensili. La scoperta è stata pubblicata in Current Biology. Al centro dell’indagine è finito un bovino austriaco, Veronika che ha imparato a servirsi di una scopa per grattarsi. Gli esperimenti hanno dimostrato che il comportamento non era casuale ma correlato agli stimoli offerti all’animale.

Mucche e allevamenti intensivi
Gli allevamenti intensivi danneggiano in modo significativo la salute psicofisica delle mucche. Lo scopo di queste strutture è ottenere grandi quantità di carne e prodotti caseari. Per farlo gli animali vengono dunque confinati in spazi ristretti, dove le possibilità di movimento sono ridotte al minimo. Talvolta a mancare è anche l’accesso alla luce. Negli allevamenti intensivi per le mucche si accorcia anche l’aspettativa di vita.
Se in natura tali mammiferi possono raggiungere i 20 anni di età, in questi contesti i bovini vengono abbattuti quando hanno 5 anni, in genere dopo 2 o 3 parti. Tutto ciò, oltre a mettere gli organismi degli animali sotto stress, limita la loro possibilità di sviluppo e, secondo un nuovo studio, impedisce loro di sfruttare a pieno la propria intelligenza.
Allevamenti intensivi: gli svantaggi per le mucche
Il nuovo studio contribuisce a cancellare i pregiudizi sulle mucche, costruiti anche a causa degli allevamenti intensivi. Tali animali vengono infatti spesso percepiti come poco intelligenti perché mansueti. Queste convinzioni sono state scardinate da Veronika, una mucca di razza bruna Svizzera cresciuta sulle Alpi austriache in un contesto familiare. Il bovino è apparso in grado di utilizzare uno spazzolone da esterno tenuto con i denti per grattarsi. L’animale si serviva ora delle setole per dare sollievo alle parti di pelle meno delicata, come quelle del dorso, ora del manico per grattare le porzioni di cute più sensibili su addome e mammelle.
Gli studiosi hanno condotto 10 trial da 7 sessioni e si sono trovati a fare i conti con un utilizzo dell’utensile ponderato e orientato allo scopo. Una simile abilità era stata documentata finora solo in polpi, delfini, corvi e scimpanzé. Essa è ritenuta espressione delle capacità cognitive delle specie.
Allevamenti intensivi e benessere delle mucche
Le scoperte sulle mucche devono essere inserite in una valutazione più ampia che coinvolge anche la natura degli allevamenti intensivi. Gli esperti hanno in primis specificato che non ritengono che Veronika possa essere considerata “l’Einstein dei bovini”. Non siamo quindi di fronte a un’eccezione unica ma a una prova di quanto il contesto ambientale influisca sulla dinamica.
Il mammifero ha raggiunto i 13 anni di vita, età già di per sé significativa in confronto a quella media a cui i bovini arrivano negli allevamenti citati, in un ambiente estremamente stimolante. Veronika non vive infatti all’interno di uno spazio ristretto chiuso ma in un contesto praticamente domestico in cui l’ambiente che la circonda è ricco di possibilità a sua disposizione. Anche l’ipotesi che la discriminante fosse da attribuire all’appartenenza del bovino a una particolare specie evolutasi in modo diverso è stata scartata.
Gli esperti hanno sottolineato che è evidente che le mucche hanno capacità che non vengono valorizzate nel contesto degli allevamenti intensivi. Antonio Osuna Mascaró, fra gli autori del paper, ha affermato che adesso sappiamo che i bovini hanno le potenzialità per apprendere un uso quanto meno rudimentale degli utensili. Permettere a tali abilità di svilupparsi potrebbe essere compito dell’uomo.






