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4 azioni per frenare lo smog anche dopo la pandemia

I cieli sono tornati limpidi grazie ai lockdown per il Covid-19. Ora Greenpeace chiede politiche più forti per mantenere alta la qualità dell'aria.

I lockdown stabiliti in tutto il mondo per contenere la pandemia da Covid-19 hanno reso l’aria più pulita. Con l’azzeramento del traffico automobilistico e la riduzione delle attività industriali, i livelli di inquinamento atmosferico sono calati in modo drastico. In molti Stati le persone sono tornate ad apprezzare cieli limpidi da tempo dimenticati: in India, uno dei paesi più inquinati del mondo, dopo 30 anni la gente è tornata a vedere in lontananza le montagne dell’Himalaya. Un risultato che deve spingerci a contenere le emissioni anche al termine dell’emergenza.

Smog pandemia

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L’impatto dello smog sulla salute

La sfida, tuttavia, è difficile. Molti paesi stanno già tornando ai livelli di inquinamento precedenti alla pandemia. In Cina, prima a introdurre il lockdown per il virus, già tra aprile e maggio i cieli erano tornati grigi come in passato. E pure le Filippine, altro grande produttore di emissioni, stanno tornando alla poco salubre normalità. Ogni anno, secondo uno studio di Greenpeace, si verificano 4.5 milioni di morti premature per l’inquinamento causato dai combustibili fossili. Ripercussioni sulla salute che in termini economici hanno un costo globale di 8 miliardi di dollari al giorno, quasi il 3,3 per cento del Pil mondiale.


Inquinamento e Covid-19

Preoccupazioni legate all’inquinamento sono state avanzate anche per l’attuale pandemia. Diversi studi hanno dimostrato che le polveri sottili diminuiscono la capacità del sistema respiratorio di resistere ai virus e possono innescare diverse malattie croniche. Fattori di rischio che, come noto, rendono le persone più vulnerabili al Covid-19.

Inquinamento Covid19

Le richieste di Greenpeace

Per questo la stessa Greenpeace invita ad imparare la lezione dei lockdown per spingere cittadini e istituzioni a contenere i livelli di inquinamento. A questo scopo indica quattro azioni da portare avanti:

  • Focalizzarsi su una ripresa green: con le loro misure destinate all’economia per la ripresa dalla crisi, i governi non dovrebbero sostenere le industrie più inquinanti, bensì quelle realtà che intendono avviare la transizione verso un modello più sostenibile e carbon neutral in linea con l’Accordo di Parigi del 2015;
  • Cambiare il sistema di fornitura energetica: sempre i governi dovrebbero sostenere il passaggio da un sistema energetico basato sui combustibili fossili, grossa fonte di emissioni inquinanti, a un modello incentrato sulle energie rinnovabili come il solare e l’eolico;
  • Rendere più sostenibile il sistema del trasporto pubblico e incentivare i cittadini a utilizzarlo: un’altra priorità deve essere quella di rimpiazzare i vecchi modelli di mezzi del trasporto pubblico con motore a combustione interna con veicoli a zero emissioni e, al contempo, rendere il sistema di trasporti più conveniente e accessibile ai cittadini per favorire il suo utilizzo;
  • Rafforzare le leggi sull’inquinamento atmosferico: le istituzioni dovrebbero infine rendere più stringenti le leggi sull’inquinamento per le centrali elettriche, per gli stabilimenti industriali e per i trasporti, ma anche migliorare la raccolta dei dati sulle emissioni nocive per poter introdurre provvedimenti più incisivi.

Un’occasione per migliorare

Molti esperti, sottolinea Greenpeace, sostengono che se tutto il mondo attivasse delle misure green per la ripresa post-emergenza sanitaria non solo potremmo ottenere un’aria più pulita e sana. Il contenimento delle emissioni di polveri sottili ci metterebbe sulla buona strada per diventare una società con un’impronta ecologica molto più piccola.

REDAZIONE
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