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World Weather Network: la piattaforma che parla di crisi climatica con l’arte

La crisi climatica sta dilagando e ora un ambizioso progetto internazionale riunisce figure di spicco da tutto il mondo per raccontarla attraverso l’arte.

Combattere la crisi climatica è un’urgenza e la piattaforma World Weather Network nasce dalla volontà di estendere tale consapevolezza all’arte. Il progetto coinvolge stazioni meteo di tutto il mondo e punta a rendere tali luoghi, tanto fonte di dati, quanto sede di installazioni significative dal punto di vista artistico e culturale. Smuovere le coscienze è l’obiettivo e parlare all’interiorità dei singoli sembra una strategia vincente.

arte crisi climatica
Foto: Kaboompics .com @Pexels

World Weather Network

World Weather Network mira a coniugare la necessità di raccontare la crisi climatica con le infinite potenzialità dell’arte. La rete riunisce una costellazione di stazioni meteo create da 28 agenzie artistiche internazionali. Dalla Nuova Zelanda al Perù, passando per Londra, Nigeria e Canada, l’obiettivo è mettere diverse forme d’arte al servizio della natura per creare realtà che spingano ad ascoltare, guardare, informarsi e quindi agire. Le stazioni meteo si trasformano da luoghi semplicemente funzionali, in elementi artistici di grande valore. La collaborazione, inaugurata durante la pandemia, si è svolta per lo più online, senza lunghi voli, con grande sollievo per l’ambiente. All’arte fisica si affianca, dunque, quella digitale, a cui è riservato uno specifico ruolo.

Crisi climatica attraverso l’arte

L’arte si è messa al servizio della crisi climatica in vari modi. A Londra Artangel ha commissionato due creazioni. Nella Senate House Library troviamo A Thousand Words for Weather, un’installazione sonora che riproduce un “dizionario” del clima con parole in lingue diverse, scelte da poeti contattati dalla scrittrice Jessica J. Le. Online, invece, Abi Palmer, scrittrice, racconta le stagioni con report sui propri felini. A Helsinki spicca, invece, Listening Through the Dead Zones, per sentire i suoni dell’oceano registrati da Jana Winderen. Dall’Italia il contributo sarà affidato a una serie di report in varie forme basati sul Training for the Future: WE DEMAND A MILLION YEARS 2022. A fine giugno alcuni soggetti sono stati coinvolti in 3 giorni di addestramento utopico sugli scenari futuri e sui diversi modi di approcciarsi a un tempo che scarseggia.

Grandi premesse per grandi obiettivi

Il World Weather Network parla di crisi climatica in modo anticonvenzionale. Dal 21 giugno 2022 al 21 giugno 2023 il progetto racconterà le diverse realtà locali grazie a un coro di voci variegate. Molti artisti sono stati attratti dal respiro globale del progetto e dalla sua tridimensionalità. Esso mette, poi, al centro una realtà con cui tutti ci confrontiamo quotidianamente, come quella del meteo. Prima ci chiedevamo, però, come esso influisse su di noi, mentre, ora, siamo chiamati a domandarci quanto noi stiamo interferendo. L’arte diventa un’importante risorsa e gli artisti hanno il dovere di non estraniarsi da ciò che li circonda.

Pensare che l’arte sia un mezzo per raccontare la crisi climatica potrebbe apparire singolare, ma non deve stupire. Ognuno è, infatti, chiamato a mettersi in prima linea e tutto ciò che può favorire un cambio di prospettiva deve diventare carburante per la corsa al futuro sostenibile. Il detto per cui l’arte va presa e messa da parte non è mai apparso tanto anacronistico.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.