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Vero o Falso? Le patate di The Martian

Nella pellicola The Martian del 2016, diretta da Ridley Scott, il protagonista deve coltivare una piccola serra dei gialli tuberi per poter sopravvivere su Marte. Ma è davvero possibile? Sì, ma con le dovute precisazioni.

Si possono coltivare patate su Marte? Nel film The Martian, blockbuster di Ridley Scott e tratto dal romanzo di fantascienza best-seller di Andy Weir, il protagonista Mark Watney, interpretato da Matt Damon, deve sopravvivere mangiando delle patate coltivate in una serra improvvisata sul pianeta rosso, contando solo sulle sue competenze da biologo. La domanda che ha incuriosito gli spettatori è la medesima che sta guidando gli esperti di botanica e ingegneria spaziale a eseguire delle sperimentazioni per verificare se quello che è fantascienza può diventare reale.


The martian, un terreno non idoneo

Un terreno non idoneo

Ma facciamo un passo indietro. La vita su Marte è un’ipotesi che da tempo viene discussa; la NASA infatti ha sviluppato un programma da realizzare nei prossimi vent’anni con l’obiettivo di portare la vita umana sul pianeta. La possibilità di creare le condizioni per la coltivazione di piantagioni per il mantenimento dell’essere umano non è dunque del tutto fantascientifica. Ci sono però delle difficoltà da tenere in considerazione. Innanzitutto il terreno: come spiega il professor Renato Bruni, botanico all’Università di Parma, «su Marte non esiste un vero e proprio suolo, in quanto la componente rocciosa non è integrata da quella organica come sulla Terra».

Coltivare patate su marte è possibile

Il suolo marziano non possiede gli elementi necessari per poter coltivare delle piante. Infatti il rosso terreno roccioso contiene dell’ione perclorato e del perossido di idrogeno; il primo è un composto chimico salato che potrebbe rendere più difficoltosa la crescita della pianta, se non anche tossica per il corpo umano, il secondo è in altre parole l’acqua ossigenata. Inoltre, date le caratteristiche ambientali diverse dal nostro pianeta (grandi quantità di radiazioni, gravità ridotta, temperature medie di -60°C e un’atmosfera con poco ossigeno e grandissime quantità di anidride carbonica) è improbabile che le piante riescano a crescere all’aria aperta.

È proprio il tubero la soluzione

Eppure, come è stato possibile teorizzare una coltivazione di Marte? Unendo una fertilizzazione chimica del terreno alle capacità genetiche del tubero. In altre parole: un trattamento biologico del suolo, assieme alla proprietà della patata di sapersi adattare e crescere in condizioni estreme. Essa è un ortaggio dotato di grande resistenza a condizioni estreme e molto ricco di nutrienti (vitamina C, zinco e ferro). Senza infine dimenticare la costruzione di una serra con una schermatura adatta a riparare dalle radiazioni.

Le patate sono particolarmente resistenti

«Una serra marziana dovrebbe anche creare le condizioni per la crescita del rizobioma, ovvero per le comunità di microorganismi simbionti associati alle radici che facilitano la crescita delle piante», precisa Bruni. Nel film vediamo in seguito il protagonista prelevare terreno marziano e fertilizzarlo solamente con gli escrementi dell’equipaggio. Considerato che gli elementi patogeni presenti nelle feci sono neutralizzati poiché queste vengono essiccate e congelate, unendole al terreno marziano risciacquato per eliminare il perclorato, è dunque possibile ricavare un substrato arricchito idoneo alla crescita delle piante terrestri. «Probabilmente Andy Weir, l’autore del libro, deve aver letto di alcuni esperimenti di coltivazione con surrogati del terreno marziano che le patate terrestri sembrano apprezzare», sostiene Bruni.

Gli esperimenti nel deserto

Questa possibilità sembra poi essere confermata dagli esperimenti congiunti tra Nasa e l’International Potato Center (CIP), istituzione peruviana che dal 1971 si occupa di ricerca e sviluppo in agricoltura. A partire dal febbraio 2016 il CIP ha condotto dei test utilizzando dei tuberi capaci di tollerare condizioni come la salinità del suolo e la siccità, individuando nel deserto del Pampas de La Joya nel Perù meridionale il terreno con condizioni simili a quelle di Marte. Una patata è stata piantata all’interno di un CubeSat (minisatellite di forma cubica), costruito appositamente dagli ingegneri della University of Engineering and Technology (UTEC) sulla base dei parametri forniti dall’Ames Research Center della Nasa.

Differenze tra il deserto peruviano e marte

In questo ambiente ermetico, sono state ricreate le condizioni dell’habitat marziano: le temperature del giorno e della notte, la pressione dell’aria e le quantità di ossigeno e anidride carbonica. Durante il test il terreno è stato irrigato con acqua ricca di sostanze nutritive.

I risultati preliminari sono positivi: le registrazioni delle telecamere e i dati ambientali rilevati dai sensori in modo costante mostrano la germinazione della patata. Gli esperti sostengono che se i raccolti possono tollerare le condizioni estreme a cui sono esposti all’interno del CubeSat, significa che essi hanno una buona possibilità di poter crescere su Marte. Secondo l’allevatore di patate del CIP Walter Amoros, «è stata una sorpresa osservare che le patate coltivate sotto stress abiotico in questo terreno fossero in grado di germogliare».

Insomma, la coltivazione delle patate su Marte è uno scenario plausibile, ma bisognerà ancora attendere nuovi sviluppi. Intanto resta il fatto che, come spesso succede con i film, The Martian ha il merito di aver permesso al grande pubblico di avvertire alcuni dei grandi problemi che gli ingegneri spaziali stanno tentando di risolvere per permettere in futuro a un equipaggio di rimanere vivo e in salute su un mondo alieno per un periodo prolungato. In questo caso, sul pianeta rosso in compagnia delle patate.

Fonti: nasa.gov – wired.it – aulascienze.scuola.zanichelli.it – modernfarmer.com – repubblica.it – asi.it – space.ca

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Studente di Giornalismo, la mia passione è tutto ciò che riguarda il mondo dell'intrattenimento: cinema, fumetti, serie tv, videogiochi. Alla ricerca di cose nuove e stimolanti che possano essere condivise con chi nutre le mie stesse passioni.