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Vacanze in Antartide, il nuovo trend del turismo estremo

Crescono le preoccupazioni sul trend delle vacanze in Antartide. Il turismo rischia di rovinare irrimediabilmente il continente.

Le vacanze in Antartide stanno diventando sempre più comuni. Grazie all’innalzamento delle temperature più elevato che in ogni altra parte del pianeta, sempre più zone del continente ghiacciato stanno diventando accessibili. Questo sta provocando un crescente fiume di turisti in cerca di natura incontaminata. Il problema? La loro presenza rischia di contaminare la stessa natura che vogliono ammirare.

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La moda delle vacanze in Antartide

Si stima che nel solo periodo tra Novembre 2019 e Marzo 2020 almeno 78.500 persone sceglieranno una vacanza in Antartide. I dati arrivano dall’Associazione Internazionale dei Tour Operator per l’Antartide. Si tratta di un incremento del 40% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e il trend è destinato a salire.

Si tratta di una esperienza «estrema» che promette la visita a terre incontaminate tra panorami mozzafiato e natura selvaggia. I visitatori possono infatti ammirare pinguini, balene, foche e leoni marini direttamente nel loro habitat e fare il bagno nelle gelide acque del continente più freddo del pianeta. Il tutto a partire dal modico di prezzo di 7.000€ per i pacchetti più economici, fino ad arrivare ai 25.000 € per quelli più esclusivi. Dal 2022 sarà possibile inoltre prenotare una esclusiva crociera dal Polo Nord al Polo Sud attraversando l’Atlantico in 88 giorni al prezzo di 51.000€ o di 146.000€ per i pacchetti lusso.

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Il problema delle vacanze in Antartide

Eppure quello delle vacanze in Antartide è un trend che mette in luce tutte le contraddizioni turismo «green» di massa. Proprio per l’eccessiva e crescente presenza di turisti, il continente rischia di diventare un nuovo Monte Everest, ormai talmente insozzato dalla presenza di turisti che il governo cinese ha dovuto chiudere il suo versante per permettere operazioni di pulizia e rimozione dei rifiuti. O di una nuova Maya Bay, la spiaggia resa famosa dal film The Beach con Leonardo di Caprio chiusa perché letteralmente invasa dai turisti.

Il problema dell’Antartide è che non è soggetto a nessuna autorità statale: i territori non appartengono a nessuna nazione. Il protocollo di Madrid nel 1991 ha dichiarato l’Antartide una «riserva naturale» eppure non esistono organismi di controllo in grado di far rispettare le regole. I tour operator, di fatto, si controllano da soli. Il motto fino ad ora per le vacanze in Antartide è stato quello di «scattare solo fotografie, lasciare solo impronte, portare a casa solo memorie». Il continuo aumento dell’afflusso di turisti potrebbe tuttavia cambiare le cose. Non solo: l’eccessiva presenza umana sul continente rischia di mettere a repentaglio lo stesso habitat incontaminato che i turisti tanto desiderano visitare.

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Un altro controsenso del turismo «green» in Antartide? I viaggi per raggiungere il continente partono generalmente dalle zone ricche del pianeta come Europa, Cina e Stati Uniti. Ogni singolo visitatore per raggiungere i terreni vergini del continente immette fino a 5 tonnellate di CO2 per l’intero viaggio contribuendo ad alimentare il fenomeno che sta cambiando radicalmente il volto dell’Antartide. I fumi e le polveri delle navi da crociera inoltre si depositano sui ghiacci, attirando così più luce solare e finendo quindi per facilitare lo scioglimento e la distruzione dell’habitat del continente. Proprio la natura giuridica particolare dell’Antartide rende difficile un controllo e il rischio per il futuro del continente è concreto.

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Laureato in Scienze Politiche e Comunicazione Pubblica, ha lavorato in radio e nel tempo libero si dedica alla scrittura creativa. Da sempre appassionato di cultura, scienza e tecnologia è costantemente a caccia di nuove curiosità in grado di cambiare il mondo in cui viviamo.