SaluteScienza

Un superantibiotico per i superbatteri del futuro

Uno dei problemi che sta affrontando la medicina moderna, spesso fin troppo in sordina, è la sempre maggior resistenza dei batteri agli antibiotici, ma una recente scoperta potrebbe ribaltare lo scontro.

Sono passati decenni, quasi un secolo, dal primo antibiotico su cui gli esseri umani sono riusciti a mettere le mani, la penicillina, medicinale a dir poco rivoluzionario. Da allora l’uso di questo tipo di medicinali si è fatto sempre più intenso, ma allo stesso tempo ha portato alla scoperta di un fenomeno che negli ultimi anni si fa sempre più allarmante: l’antibiotico resistenza. Nella gara tra lo sviluppo di nuovi medicinali e lo sviluppo biologico di difese da parte dei batteri, i ricercatori sono riusciti a mettere a punto un nuovo prodotto circa 25.000 più potente dei suoi predecessori, un vero superantibiotico.

Vancomycin 3.0, il nuovo superantibiotico

Vancomycin 3.0, il nuovo superantibiotico

La vancomicina è un medicinale antibiotico messo a punto nel 1958, quasi trent’anni dopo la scoperta della penicillina, prodotto da un membro della famiglia degli Streptomyces, molecole in grado di bloccare il processo di costituzione della parete protettiva di alcuni batteri (gram positivi). Detto in altri termini, i batteri non possono completare il loro sviluppo e muoiono in poco tempo.

Un superantibiotico per i superbatteri del futuro

Alla prima versione ne è seguita una successiva qualche anno dopo, ma l’attuale sviluppo sembrerebbe essere incontrovertibilmente rivoluzionario: la versione 3.0 riesce a sintetizzare due nuovi meccanismi offensivi per gli antibiotici, aggirando la resistenza e riuscendo ad attaccare contemporaneamente e su più fronti il microrganismo. Non solo viene impedita la costruzione della parete, ma anche la membrana più esterna viene presa di mira, indebolendola al punto da creare delle ferite da cui difficilmente il batterio è in grado di difendersi.

Colpire forte, senza possibilità di adattarsi

Colpire forte, senza possibilità di adattarsi

Così si ottengono due scopi: il batterio non riesce a sviluppare una specifica resistenza ad uno specifico attacco, visto che questo colpisce da direzioni differenti, e in più la sua eliminazione risulta drammaticamente più semplice. Stiamo parlando di un’efficacia pari a 25.000 volte quella del suo predecessore nell’eliminare il microrganismi come enterococci e Staphylococcus aureus, batteri resistenti alla vancomicina che hanno dimostrato di non essere in grado di adattarsi.

Normalmente ad un batterio bastano poche generazioni per adattarsi ad un nuovo specifico antibiotico, anzi, alcuni medicinali diventano poco efficaci già dopo due o tre somministrazioni. La vancomicina 3.0 ha dimostrato di essere ancora efficiente dopo più di cinquanta round.

Fonti: sciencemag.org – pazienti.it

Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.