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Tutela dei delfini: dal Massachusetts continua la battaglia

La tutela dei delfini è una sfida. Salvare questi poveri mammiferi non è facile, ma la scienza fa progressi. I progetti futuri aprono a nuove speranze.

La tutela dei delfini rappresenta una missione per molti scienziati e volontari. A spiaggiamento avvenuto, evitare la tragedia è complesso, quindi gli scienziati mirano a interventi sempre più rapidi.  I progressi rispetto al passato sono evidenti e Cape Cod, con il suo alto tasso di spiaggiamento, ne è la dimostrazione. Per il futuro, poi, la scienza, e Google, offrono progetti ancora più efficaci.

Tutela delfini

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I drammatici spiaggiamenti:

La tutela dei delfini non può prescindere dalla comprensione dei fenomeni di spiaggiamento. Questi per i delfini sono molto stressanti. Brian Sharp di Ifaw (International Fund for Animal Welfare) afferma che è l’equivalente di un traumatico incidente d’auto per gli umani. Il delfino spiaggiato si trova solo, catapultato in un mondo alieno e avverte per la prima volta l’intero peso della gravità. Al ritiro dell’acqua, poi, la sensibile pelle dei delfini esposta al sole può sviluppare ustioni di terzo grado in pochi minuti. Il pericolo è, poi, la miopatia da cattura. A causa di disidratazione e stress i muscoli smettono di funzionare e, in genere, uno dei primi a cedere è il cuore.


I progressi da Cape Cod:

Cape Cod, gli spiaggiamenti si susseguono. Nel 2019 sono stati 400 e nell’agosto di quest’anno se ne sono verificati 45 lo stesso giorno. La tutela dei delfini sta, comunque facendo grandi progressi. Il tasso di salvataggio è infatti passato dal 14% del 1998 al 78% odierno. Il merito è principalmente delle nuove tecnologie. Oggi viene usata un’app su misura per coordinare e ottimizzare gli interventi lungo i 1100 Km di costa. Il team è anche dotato di un’unità medica attrezzata. Si tratta di una vera e propria ambulanza che consente di prestare immediate cure ai delfini durante il trasporto al sito di rilascio.

Prospettive future:

La rivoluzione nella tutela ai delfini consiste nell’analisi dei suoni che questi emettono. Laela Sayigh, biologa presso il Woods Hole Oceanographic Institute, afferma che l’obiettivo è comprendere quali suoni precedono uno spiaggiamento per lanciare un allarme precoce. L’analisi umana, però, richiede tempo. Entra allora in gioco Julie Cattieu di Google con un particolare software. Una volta appresi gli algoritmi la macchina può processare e identificare moltissimi suoni contemporaneamente. È stato appurato che il sistema funziona anche con l’identificazione di suoni animali. In Canada Paul Cottrell sta sperimentando il progetto con le orche protette. Attraverso un collegamento in tempo reale, dopo aver captato i suoni, il segnale viene inviato alle navi locali perché possano localizzarlo ed evitare scontri.

La strada per una totale tutela dei delfini è ancora lunga, ma le basi sono solide. Un sistema di allarme automatizzato e affidabile rappresenterebbe un punto di svolta. Pochi minuti possono fare la differenza per queste creature. Mentre la comunità scientifica cerca di comprendere gli spiaggiamenti, per prevenirli, prevederli e intervenire in tempo, è di certo la miglior soluzione.

REDAZIONE
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