Tsunami nel Mediterraneo, perché il rischio è reale e cosa c’è da sapere
Il Mediterraneo non è al scuro dal rischio tsunami e, anzi, ci sono aree come la Costa Azzurra e i litorali italiani, in cui la probabilità che simili fenomeni si verifichino nei prossimi anni è altissima. Le onde generate dai maremoti trovano, per altro, in un bacino così relativamente piccolo, il terreno perfetto per propagarsi in maniera molto rapida. I sistemi d’allerta precoce e di evacuazione diventeranno, allora, l’unica arma su cui contare.

Perché il rischio tsunami nel Mediterraneo è reale?
Il rischio tsunami nel Mediterraneo è reale per la stessa natura del bacino. Tsunami è il termine giapponese per indicare il maremoto e quest’ultimo fenomeno è caratterizzato dal verificarsi di un moto ondoso anomalo di grande altezza. Le cause più comuni di eventi simili sono terremoti vicini alla costa, a cui è connesso l’80% delle eventualità, frane subacquee ed eruzioni vulcaniche sottomarine e non.
Dato che il Mar Mediterraneo è caratterizzato da una forte sismicità e dalla presenza di numerosi vulcani attivi sommersi ed emersi, il pericolo tsunami risulta concreto e tutt’altro che marginale, come si è pensato fino a pochi anni fa. Secondo l’UNESCO, anzi, esiste una probabilità del 100% che ne prossimi 30 anni le coste Mediterranee siano interessate da almeno un maremoto in grado di generare onde più alte di un metro.
Quali aree sono più esposte?
Le aree più esposte al rischio tsunami nel Mediterraneo sono quelle a più elevata sismicità o in prossimità d vulcani attivi. In Italia il pericolo riguarda soprattutto le coste di Sicilia Orientale, Calabria e Puglia, oltre che quelle delle Isole Eolie. Lungo l’Arco Ellenico, tra Cefalonia e Rodi, e in prossimità di Cipro il rischio che si generino onde particolarmente distruttive è ancora più alto.
La zona Nord Africana fa da altro hotspot e lo stesso vale per la Costa Azzurra. Qui, secondo gli studi più recenti, la situazione è complicata anche dal fatto che, terremoti verificatisi in aree “limitrofe” hanno la capacità di generare onde anomale in tempi brevissimi. Una frana sotterranea nel Mar Ligure potrebbe sfociare, per esempio, in simili eventi sulla riviera francese in meno di 10 minuti.
Cosa fare in caso di maremoto?
Dato che l rischio tsunami è concreto nel Mediterraneo, sapere come agire può fare la differenza tra la vita e la morte. I piani di evacuazione sono ormai predisposti e alcune aree, come per esempio quella di Nizza, vedono l’esposizione di cartelli sull’argomento o la predisposizione di sitii su cui è possibile controllare i percorsi individuati per le emergenze. La priorità è spostare la popolazione in aree sopra eleate, al sicuro dalle onde che possono raggiungere diversi metri di altezza.
Prevedere i maremoti non è purtroppo possibile, quindi è bene fare attenzione come individui ad alcuni fattori. Tra i segnali di allarme rientrano:
- Il verificarsi di un forte terremoto in prossimità della costa.
- Un improvviso ritirarsi anomalo delle acque.
- L’insorgere di un rumore cupo proveniente dal mare che ricordo un rombo di intensità crescente.
Uno tsunami non è un rischio da sottovalutare nemmeno nel Mediterraneo. Dopo l’Oceano Pacifico, anzi, questo mare è il bacino che ha fatto registrare nella storia più maremoti, anche se non tutti gli event si sono rivelati distruttivi. Dato che le azioni intraprese a posteriori non riescono, in molti casi, a risultare efficaci, le autorità sono chiamate a diffondere consapevolezza nella popolazione, attraverso opportune campagne informative.






