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Tre falsi miti sul biologico

Esistono diversi falsi miti sul biologico, soprattutto inteso come metodo di produzione: dall’impatto sull’ambiente alla produttività, ecco cosa dovete sapere.

Circolano alcuni falsi miti sul biologico che tendono a esasperare alcuni lati negativi legati a questo tipo di coltivazione. Alcuni esperti però hanno affrontato la questione, approfondendo questioni spinose come l’impatto ambientale dell’agricoltura bio e il livello di produttività che questa può raggiungere. Dati e ricerche alla mano, sono stati confermati molti dei pregi legati al successo e alla diffusione dei prodotti biologici, soprattutto vegetali.

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Il biologico fa meno bene all’ambiente

Può sembrare paradossale ma ci sono alcune persone che sostengono che il biologico faccia meno bene all’ambiente rispetto alle coltivazioni convenzionali. Questa convinzione nasce dall’idea che i prodotti usati nell’agricoltura bio, nonostante siano naturali, facciano comunque male all’ambiente. In più alcuni sostengono che la CO2 prodotta sia maggiore rispetto all’agricoltura di scala, visto che le coltivazioni biologiche tendono ad essere meno efficienti.

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La realtà però è diversa: al rame, utilizzato in molti prodotti fitosanitari, non è legato alcun allarme sanitario e alcuni sottolineano come ne sia addirittura consigliata una dose giornaliera da assumere, in più i prodotti a base di rame non sono sistemici, non colpiscono quindi altre parti della pianta se non la superficie. Per quanto riguarda la CO2 invece bisogna tenere conto che in merito esistono studi contrastanti, ma in molti concludono che il deterioramento del terreno sia più preoccupante della CO2 emessa.

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Il biologico richiede più terreno per produrre la stessa quantità di cibo

Un altro falso mito sul biologico è che produca meno delle coltivazioni convenzionali. Ora, questo dato può essere considerato vero, almeno in parte, per alcuni tipi di varietà, ma non è la fine della storia: l’agricoltura bio continua ad innovarsi, nonostante sia spesso considerata strettamente legata al passato, e un esempio molto concreto è la bioponia.

Applicando nuove tecniche che sposano il rispetto per la natura e gli ultimi ritrovati della tecnologia si può immaginare un’agricoltura biologica che possa produrre in maniera efficiente, anche in vertical farming nel bel mezzo di una città.

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Il biologico produce di meno perché non usa fertilizzanti

Questa è una delle questioni più discusse: l’uso dei fertilizzanti, soprattutto quelli a base di azoto, ha portato un enorme aumento nella produzione di alcune culture. Nel breve periodo questa strategia si è dimostrata vincente, ma quando un terreno viene spinto troppo, sfruttandolo all’eccesso, la sua resa cala drasticamente.

Le coltivazioni biologiche potranno anche non essere efficienti come quelle convenzionali, ma sul lungo periodo garantiscono terreni più produttivi e sani, con una maggior biodiversità e una quantità maggiore di impollinatori, tutte variabili che contribuiscono a rendere i campi più produttivi.

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