Transizione ecologica, ai lavoratori sono richieste nuove competenze
Per adeguarsi alla transizione ecologica i lavoratori devono mettere in campo competenze nuove. A certificare quanto l’impatto dei settori emergenti e dell’adeguamento alle “professioni green” sia profondo ci ha pensato uno studio commissionato dalla Directorate-General for Climate Action (DG CLIMA). La messa a punto di percorsi di formazione adatti ha anche un peso economico non indifferente ma il bilancio rimane favorevole.

Transizione ecologica e lavoratori: i punti chiave
La transizione ecologica rappresenta una sfida per i lavoratori. Le esigenze emergenti legate al raggiungimento della neutralità carbonica implicano infatti che molti soggetti vengano formati su nuove competenze e che altri vadano incontro a un processo di riqualificazione. Secondo le stime tra oggi e il 2050 in Europa dovranno andare incontro a simili percorsi tra 150.000 e 500.000 soggetti all’anno. Sebbene il numero possa sembrare in apparenza enorme, guardando all’intera popolazione in età da lavoro dell’area, si tratta di solo dell’1% del totale.
Transizione ecologica: i green jobs per i lavoratori?
Nella transizione ecologica le nuove competenze richieste ai lavoratori sono da collocare in alcuni settori emergenti. Tra questi rientrano quelli connessi alle energie rinnovabili, come solare ed eolico, e ai veicoli elettrici. Anche edilizia green, installazione di pompe di calore e messa a punto di infrastrutture più sostenibili fanno parte della macro-trasformazione.
Le professioni più richieste comprendano le mansioni altamente qualificate da manager, ingegneri, esperti di economia e simili, ma anche posizioni da operai addetti ai macchinari o da tecnici. Non manca nemmeno le richieste di lavoro meno qualificato, più connesso alla parte pratica degli ambiti.
Transizione ecologica e posti di lavoro
Rendere le competenze adeguate alla transizione ecologica non può che richiedere un certo dispendio di denaro. Si stima che per formare il personale, o per riqualificarlo nella nuova ottica, saranno necessari tra 350 milioni e 1.4 miliardi di euro. I costi peseranno per la maggior parte sui datori di lavoro. In un bilancio che tenga conto dei guadagni legati alle abilità apprese, però, l’impatto di tali spese dovrebbe risultare minimo o, comunque, del tutto assorbibile dalle attività.
La collaborazione dei diversi attori del settore è fondamentale, così come il sostegno agli enti erogatori di percorsi formativi. Migliorare la consapevolezza dei singoli sull’’importanza della riqualificazione e rendere la transizione fluida incentivando la partecipazione ai necessari corsi, fanno da altre strategie imprescindibili.
Perché la transizione ecologica possa dientare realtà, i lavoratori devono poterla sostenere. Il nuovo studio traccia i contorni delle trasformazioni a cui l’economia sta andando incontro ma dà, in un certo senso, per scontato il fatto che ai singoli venga data la possibilità di adeguare le proprie competenze alle esigenze emergenti. Un periodo di stallo a medio termine in cui il disagio potrebbe essere avvertito non è però da escludere.






