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Svezia e Austria chiudono le centrali a carbone

Svezia e Austria chiudono le centrali a carbone grazie ad una nuova sensibilità verso l’ambiente ma purtroppo soprattutto in cerca di risorse energetiche più remunerative.

Svezia e Austria chiudono le centrali a carbone e questa scelta va ad unirsi alla decisione già percorsa dal Belgio. Con questa scelta altri due paesi europei scelgono di interrompere l’utilizzo dei combustibili fossili a favore dell’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.

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La chiusura delle centrali a carbone è il frutto della politica ambientalista dei paesi che da tempo avevano previsto una progressiva riduzione della produzione energetica attraverso questo tipo di inquinante risorsa.

L’obiettivo era di ottenere questo risultato nel 2022 ma la decisione è stata anticipata a quest’anno a causa di un inverno relativamente mite, e a causa delle problematiche ambientali e sanitarie che il mondo sta vivendo.

La chiusura delle centrali a carbone, non è solamente la conseguenza di una nuova sensibilità all’ambiente per il surriscaldamento globale, ma è anche una conseguenza dovuta ai costi di gestione troppo alti rispetto al costo operativi delle nuove energie rinnovabili.

Solo nel 2017, il 40% delle centrali elettriche a carbone in Europa ha registrato una perdita economica e, per quanto riguarda i costi operativi, essi sono cresciuti del 100% in relazione all’alternativa delle risorse rinnovabili.

La chiusura delle centrali a carbone è oggi sempre di più un argomento importante e presente nelle agende di sviluppo sostenibile dei paesi europei.

Infatti, anche altri paesi europei hanno in programma un futuro senza carbone. La Francia punta alla chiusura delle centrali a carbone entro il 2022, la Slovacchia e il Portogallo entro il 2023, il Regno Unito entro il 2024, mentre l’Irlanda e Italia entro il 2025.

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