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Sostenibilità: per raggiungere gli obiettivi bisogna uscire dall’Antropocene

Sostenibilità: per raggiungere gli obiettivi bisogna uscire dall’Antropocene

L’ultimo rapporto dell’AEA invita l’umanità ad uscire dall’Antropocene e indica questa via come l’unica per salvare davvero il pianeta

L’uomo si è messo al centro dell’universo, ma, così facendo, ha alterato l’equilibrio sul pianeta e ora il momento di uscire dall’Antropocene è arrivato. A sottolinearlo ci ha pensato un recente briefing dell’AEA intitolato “Exiting the Anthroponcene? Exploring fundamental change in our relationship with nature”. Il documento ha ribadito che la salvezza della Terra passa da un cambio di mentalità e che una semplice presa di coscienza non basta.

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@envatoelements

Uscire dall’Antropocene

Il report dell’AEA riferisce un messaggio molto chiaro: per inseguire i propri obiettivi di sostenibilità l’umanità deve lasciarsi alle spalle l’Antropocene. Negli ultimi secoli l’uomo ha, infatti, iniziato a vedere se stesso come signore del pianeta. La natura è, quindi, diventata una semplice risorsa da sfruttare, vista come mera fonte di guadagno e spogliata del proprio valore intrinseco. L’umanità ha diviso il mondo tra “noi” e “loro” e ha relegato nella seconda categoria tutte le altre specie.

Senza abbandonare tale concezione garantire un futuro al pianeta risulta, secondo l’AEA, impossibile. Alla base del cambiamento deve, dunque, collocarsi un forte cambio di mentalità, che va oltre la consapevolezza dei problemi. La nuova relazione con la natura deve essere fondata sui concetti di interdipendenza e simbiosi. Le istituzioni sono chiamate a essere i motori della rivoluzione.

Cos’è l’Antropocene

Il report dell’AEA spinge a chiedersi cosa sia effettivamente l’Antropocene. Il termine è stato coniato nel 2000 dal chimico e Premio Nobel Paul Crutzen e indica “l’era dell’uomo”. Si tratta, dunque, di quell’epoca, non ancora riconosciuta, in cui le azioni umane hanno modificato in modo irreparabile il pianeta. L’inizio risalirebbe a un periodo compreso tra metà 800 e metà 900.

La consapevolezza che qualcosa stesse succedendo alla relazione tra uomo e natura è, comunque, ben precedente. Nel 1662 lo scrittore inglese John Evelyn aveva insistito per primo sull’importanza che l’umanità curasse il pianeta. Tre secoli dopo, poi, la pubblicazione di Primavera Silenziosa, di Rachel Carson, ha richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica sui danni delle attività industriali. Negli ultimi decenni la coscienza è aumentata, ma spesso la riposta a livello istituzionale è rimasta inadeguata.

Le possibili conseguenze

Il report AEA mostra che non uscire dall’Antropocene potrebbe avere delle conseguenze devastanti. La protezione della biodiversità deve essere spinta da nuove motivazioni. Il Green Deal europeo e le altre politiche in difesa dell’ambiente puntano nella giusta direzione, ma rischiano di rivelarsi un fallimento. Oggi l’uomo ha già portato la temperatura del pianeta a superare di 1.2 °C quella dell’epoca pre-industriale. Il pericolo che i termini del Paris Agreement non vengano rispettati è concreto.

L’umanità rappresenta il 36% della biomassa sulla Terra e il bestiame a noi destinato ne costituisce il 60%. Solo il restante 4% è identificabile in animali selvatici e ciò non è sostenibile. Lo spettro della Sesta Estinzione di massa è ben più di un fantasma e il tempo per una presa di responsabilità condivisa stringe.

Il report AEA si inserisce all’interno di un’ampia serie di riflessioni chiamata “Narratives for Change”. L’obiettivo è promuovere nuove prospettive e trasformare la sostenibilità in uno scopo concreto e non in un ideale. L’invito a uscire dall’Antropocene si trasforma allora in una spinta a fare in modo che Simbiocene e Chthulucene si rivelino più di vuoti termini.


Alice Facchini
Alice Facchini
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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.
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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.
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