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Sfruttare le inondazioni: la strategia arriva dal Bangladesh

In Bangladesh i monsoni stanno diventando sempre più violenti. Sfruttare le inondazioni invece di opporsi ad esse appare allora l’unica soluzione.

In Bangladesh l’agricoltura è basata sui monsoni ma il cambiamento climatico sta rendendo questi fenomeni sempre più estremi. Le conseguenze si stanno rivelando devastanti e le strategie basate sulla costruzione di barriere per l’acqua appare purtroppo inefficace.  Un nuovo approccio che mira a sfruttare le inondazioni piuttosto che a contrastarle sta emergendo, ma la transizione non è semplice.

Sfruttare le inondazioni

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Bangladesh e cambiamento climatico:

In Bangladesh sfruttare le inondazioni connesse ai monsoni è vitale. La rete di 230 fiumi locali trasporta annualmente fino a 1,4 miliardi di tonnellate di fertile limo. Il fango, depositandosi durante la stagione dei monsoni, costituisce la base per le coltivazioni. Quest’anno, però, le inondazioni sono state devastanti e un quarto del Paese è stato sommerso. In futuro il cambiamento climatico renderà le tempeste più frequenti e violente e le inondazioni interesseranno aree più ampie. L’80% del Bangladesh, costituito da pianure alluvionali, si troverà esposto e i raccolti di riso e frumento potrebbero calare del 27% e del 61%.


Le barriere:

Sfruttare le inondazioni in Bangladesh è una priorità perché le strategie per arginarle si sono dimostrate inefficaci. I tentativi per “fortificare” il Paese sono stati molti, ma le inondazioni si sono susseguite. Il geoscienziato Mohamad Khalequzzaman ha spiegato che costruire fitte barriere è come calpestare un tubo da giardinaggio e poi rilasciarlo. L’acqua trattenuta finisce per fuoriuscire violentemente. Anche i polder si sono mostrati ambivalenti. Questi bassi terreni circondati da dighe e argini offrono infatti protezione contro le tempeste, ma impediscono il deposito graduale di sedimenti. Perdono, allora, continuamente di altitudine e richiedono costruzioni sempre più alte. Il rischio di eventi violenti aumenta, come dimostra il collasso del Polder 32 nel 2009.

Sfruttare le inondazioni:

Il nuovo obiettivo è sfruttare le inondazioni e renderle parte integrante della vita. Concedere più libertà ai locali è il primo passo. Gli indigeni, infatti, spesso hanno disapprovato gli interventi di gestione idrica e li hanno sabotati. La loro strategie è quella di abitare i terreni dopo averli scavati ed elevati. Vicino alle case si formano allora degli stagni e l’acqua che lì si raccoglie durante le inondazioni viene usata nei periodi di siccità. Oggi, poi, in Bangladesh molte strade sono costruite con materiali in grado di resistere a lungo in acqua. Durante la stagione delle piogge i locali si muovono in barca e riprendono a utilizzarle quando l’acqua si ritira.

Il passaggio dall’approccio tradizionale a quello della resilienza dovrà essere graduale. Eliminare del tutto le barriere sarebbe controproducente. Per sfruttare le inondazioni serve equilibrio. La natura racchiude potenzialità e potere distruttivo. Gli indigeni, guardando l’acqua con un misto di timore e devozione, sembrano aver interiorizzato questa ambivalenza e noi non possiamo che prendere esempio.

REDAZIONE
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