AmbienteAnimali selvaticiScienza

Sette cose che non sappiamo sugli oceani

In occasione della giornata mondiale degli oceani ecco sette misteri riguardo a questo affascinante e ancora poco esplorato ecosistema.

Abbiamo fatto un ottimo lavoro esplorando il nostro pianeta negli ultimi due millenni, tra montagne scalate e luoghi inesplorati svelati, giungle e biomi estremi, eppure sembra che ci siamo in qualche modo dimenticati del 70% del nostro pianeta, quella parte coperta da acqua salmastra che continua a conservare gelosamente molti dei suoi segreti. Certo lo abbiamo solcato in lungo e in largo, certo abbiamo bucherellato il suo fondale in qualche remota località per estrarre petrolio o gas, ma quante cose ci mancano da sapere sulla vera natura degli oceani?

Sette cose che non sappiamo sugli oceani

1. Com’è il fondale degli oceani

Per quanto possa sembrare strano, non sappiamo ancora come debba apparire il fondo degli oceani nella maggior parte dei luoghi del pianeta. Per essere precisi, il NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) riporta che il 95% dei fondali oceanici non è mai stato visto da alcun umano. Paradossalmente abbiamo un’immagine molto più precisa della superficie di altri pianeti piuttosto che delle profondità marine, conosciamo meglio Marte, Venere e la Luna dei nostri fondali, meglio farsene una ragione.

Com’è il fondale degli oceani?

2. Cosa c’è sotto il fondale degli oceani

Ok, è abbastanza evidente che se non sappiamo com’è il fondo dell’oceano, pretendere di conoscere cosa questo nasconda sotto di sé è parecchio azzardato. Però ci sono degli indizi promettenti: un gruppo di ricercatori ha scavato due chilometri e mezzo sotto i fondali vicino alle coste del Giappone scoprendo la presenza di microrganismi, seppur un migliaio di volte meno numerosi rispetto a quelli che si troverebbero normalmente in natura. Il mistero si è ulteriormente infittito quando gli scienziati hanno scoperto che il loro genoma era più simile a quello dei microrganismi presenti nel terreno delle foreste piuttosto che quelli presenti nell’oceano poco più sopra. Come sia possibile è ancora da capire.

3. I laghi sottomarini

Uno dei fenomeni più interessanti e affascinanti degli oceani è sicuramente quello dei laghi sottomarini, sacche di acqua salata con una composizione diversa rispetto all’oceano che le circonda, tanto diversa che un oggetto sommerso potrebbe comunque galleggiare sopra una di queste «bolle». Ancora più intrigante come idea se si pensa che all’interno di questi particolari ambienti possono proliferare colture di microrganismi unici nel loro genere.

I laghi sottomarini

4. La bioluminescenza dei Milky seas

Fino al 2005 questo fenomeno era considerato una favola per marinai pazzi, ma qualcosa cambiò quando un gruppo di ricercatori, intento a studiare alcune fotografie satellitari dell’Oceano Indiano, notò un’area di 15.000 chilometri quadrati di acqua risplendere di luce propria per tre notti. Le cause secondo gli scienziati potrebbero essere molteplici ma la più accreditata sembrerebbe fare affidamento sull’attività di microrganismi bioluminescenti.

La bioluminescenza dei Milky seas

5. La balena 52-Hertz

Abbiamo l’abitudine di considerarci abbastanza esperti riguardo a questi giganteschi mammiferi marini: sappiamo come sono fatti anatomicamente, ne abbiamo individuato bene o male le rotte migratorie, ma conosciamo ancora pochissimo sulle loro canzoni, per esempio come facciano ad emetterle senza corde vocali o labbra. Ma a far impazzire gli scienziati è una particolare canzone a 52 hertz, una frequenza che non appartiene a nessuna balena studiata finora. Una delle teorie più toccanti suggerisce che potrebbe essere un unico esemplare la cui particolare impronta canora sia dovuta a una sorta di malformazione, questo implicherebbe che le sue compagne potrebbero non capire o nemmeno percepire i suoi richiami, ragione che spiegherebbe i suoi rilevamenti sempre solitari.

La balena 52-Hertz

6. Upsweep, suoni di origine sconosciuta

Il NOAA ha monitorato a livello sonoro gli oceani per decenni ormai, attraverso degli strumenti chiamati idrofoni, utilizzati prettamente per capire quanto incide l’attività umana sugli ambienti oceanici o registrare canti di balene, come abbiamo visto al punto qui sopra. Il problema nasce quando questi strumenti registrano alcuni suoni a cui gli scienziati non riescono a trovare spiegazioni. Un esempio è il bloop, un suono estremamente forte e di bassa frequenza registrato da strumenti lontani anche 5000 chilometri l’uno dall’altro. Dopo estenuanti ricerche si è concluso che la spiegazione più logica è il collasso di ghiacciaio nell’oceano. Ma dal 1991 un suono ancora più misterioso, detto upsweep, tiene svegli i ricercatori, un rumore regolare e, secondo alcune ricerche, stagionale, che per il NOAA è ufficialmente senza un’origine ben specifica.

7. Il gigantismo delle Deep Sea Creatures

Perché le creature che vivono nelle profondità oceaniche sono così enormi? Non solo le bestie leggendarie che hanno animato gli incubi dei marinai per secoli, ma veri e propri animali le cui dimensioni sono stranamente fuori scala, tanto da coniare il termine gigantismo delle profondità marine (tradotto dall’inglese deep-sea gigantism). Il problema è che non si sa ancora per quale motivo si verifichi questo fenomeno, specialmente vicino ai poli, dove ricercatori continuano a trovare creature gigantesche, come una medusa con tentacoli lunghi sei metri.

Il gigantismo delle Deep Sea Creatures

Fonti: Scishow – youtube – eoimages.gsfc.nasa.gov – nautiluslive.org – wikipedia.org

TOPIC oceano
Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.