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Scienziati in cerca di antenati selvatici delle piante per salvare le coltivazioni

Molte coltivazioni saranno a rischio a causa della crisi climatica, gli scienziati si rivolgono agli antenati selvatici delle piante per trovare una soluzione.

Tè, caffè ma anche riso e diversi altri alimenti che portiamo in tavola ogni giorno rischiano di diventare una rarità nel prossimo futuro. La colpa, nemmeno a dirlo, è della crisi climatica e degli effetti che l’innalzamento di temperature e la riduzione delle precipitazioni avranno sulle coltivazioni. L’attenzione degli scienziati in anni recenti si è rivolta agli antichi antenati selvatici delle piante oggi coltivate. La speranza è quella di trovare antichi tratti genetici in grado di resistere alle sfide dello stress climatico.

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Alla ricerca degli antenati selvatici delle piante

Negli ultimi 10mila anni, dalla nascita dell’agricoltura ad oggi, l’uomo ha selezionato le coltivazioni di frutta e verdura in modo da renderle il più produttive possibile. Se da un lato questo ha consentito un aumento impressionante della produzione, ha anche reso le colture più vulnerabili. Cambiamento delle temperature, siccità o inondazioni, malattie e insetti sono tutte piaghe che rischiano di compromettere la produzione.

Selezionando per rendimenti più elevati in campo, nel corso degli ultimi millenni le piante hanno perso diversità genetica e si sono indebolite. Per questo motivo gli scienziati si sono dati alla ricerca degli antenati selvatici delle piante. Risalire a questi antenati in natura potrebbe essere la chiave per reintrodurre tratti genetici perduti e dare nuova linfa alle colture in difficoltà.

Gli effetti del clima sulle colture

Secondo le stime, quasi il 33% della produzione agricola mondiale rischia di doversi “spostare” a causa del cambiamento climatico. Il mutare del clima renderebbe molte zone inadatte a ospitare coltivazioni tradizionali, forzando gli agricoltori a spostarsi o a cambiare produzione. Un esempio? L’International Potato Center prevede un calo del 32% dei raccolti di patate dolci entro il 2060; entro il 2050 potremmo perdere metà degli attuali terreni adatti alla produzione di caffè; il riso invece è minacciato dall’innalzamento dei livelli del mare che rischia di alzare la salinità delle risaie e rendere la coltivazione impossibile.

La risposta nella natura selvaggia

Ma gli antenati selvatici delle piante potrebbero contenere dei geni in grado di renderle più resistenti a questi cambiamenti: tratti che la selezione verso la produttività a tutti i costi avrebbe cancellato. Per questo motivo sarebbe in corso una vera e propria caccia agli antenati selvatici delle piante, così come trovabili ancora in natura. Tra il 2013 e il 2018 il Global Crop Diversity Trust ha individuato 371 “antenati” di 28 colture principali tra cui grano, riso, patate, banane, mele e caffè.

Ma una volta trovate le piante in natura il lavoro non è finito. Ottenere una pianta in grado di essere adattabile all’agricoltura su larga scala può richiedere anche decenni. Troppo, secondo i botanici. Si tratta insomma di una vera e propria corsa contro il tempo per fronteggiare quella che viene definita una imminente crisi alimentare.

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Laureato in Scienze Politiche e Comunicazione Pubblica, ha lavorato in radio e nel tempo libero si dedica alla scrittura creativa. Da sempre appassionato di cultura, scienza e tecnologia è costantemente a caccia di nuove curiosità in grado di cambiare il mondo in cui viviamo.