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Salvare le praterie: negli USA in prima linea ci sono le tribù indigene

Salvare le praterie: negli USA in prima linea ci sono le tribù indigene

Salvare le praterie del Nord America è vitale per il pianeta e dalla Riserva di Fort Belknap arrivano piani che vedono le tribù locali come protagoniste.

Salvare le praterie negli USA si sta rivelando un’impresa. L’uomo ha ormai messo questi ambienti unici a rischio e invertire la rotta appare ora un dovere collettivo. Dalla Fort Belknap Indian Reservation arriva dunque un progetto interessante che punta sulla raccolta dei semi delle specie vegetali più caratteristiche. La collaborazione tra indigeni e autorità federali appare efficiente e i vantaggi sembrano andare oltre l’aspetto ambientale della questione.

salvare le praterie

Le praterie oggi:

Salvare le praterie è vitale. Questi ambienti sono costituiti da piante erbacee basse di vario tipo e da pochi alberi o arbusti. A causa delle attività umane la loro estensione si è notevolmente ridotta e solo il 8% rimane oggi inalterato. La loro capacità di immagazzinare carbonio non è inferiore a quella delle foreste e tutelare ciò che ne resta appare doveroso. La Fort Belknap Indian Reservation ne offre un esempio. Essa si trova nel Montana e occupa circa 2.626 km2. L’area, condivisa dalle tribù Aaniiih e Nakoda ha sopportato un periodo di severa siccità. Dopo ciò il fallimento del raccolto del grano ha portato alla diffusione di erbacce invasive, che hanno ulteriormente danneggiato la vegetazione.

Salvare le praterie:

La volontà di salvare le praterie è stata tradotta in concreti progetti. L’idea è nata ad Alberta, grazie all’ecologa Cristina Eisenberg, che mirava a promuovere la conservazione coinvolgendo i locali. La collaborazione con il Bureau of Land Management è stata avviata nel 2018 e tra 2019 e 2020 sono iniziati i lavori nella Riserva. Il Grassland Restoration Project punta a raccogliere semi da aree ancora sane per la tutela di piante autoctone a rischio. L’anno scorso ne sono stati raccolti 10 kg. Questi vengono, poi, inviati in sacchetti di plastica ad appositi stabilimenti. Gli indigeni hanno, ora, acconsentito a conservare i primi 10.000 semi di ogni specie all’interno di collezioni nazionali.

Indigeni in prima linea:

Il progetto per salvare le praterie si è dimostrato particolarmente efficace e interessante. Esso stimola, in primis, la partecipazione concreta alla tutela dell’ambiente. I giovani imparano a valorizzare i propri territori e ciò in futuro potrà tradursi in vantaggi economici. La volontà di reintrodurre i bisonti in alcuni tratti della Riserva, subordinata alla necessità di rivitalizzare la vegetazione danneggiata ne offre un esempio. Nell’immediato l’iniziativa crea, poi, lavoro in un contesto sociale spesso complicato e offre stimoli alle nuove generazioni. La collaborazione tra persone appartenenti a realtà diverse crea, per altro, le condizioni per la condivisione di culture e tradizioni, fornendo un terreno di pacifico confronto.

Salvare le praterie appare ancora una corsa contro il tempo, ma la Fort Belknap Indian Reserve ci ricorda che demordere non è un’opzione. Solo vivendo in armonia con l’ambiente è possibile trasformare i territori in vantaggiose risorse. Il fatto che noi, chiusi nei nostri circoli di cemento, ce ne siamo dimenticati, non rende questa verità meno vincolante.


Alice Facchini
Alice Facchini
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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.
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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.
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