Salmone dell’Alaska a rischio, come il clima sta cambiando fiumi e pesca
Il salmone dell’Alaska è in pericolo a causa del clima perché le acque più calde creano terreno fertile per un temibile predatore di questo animale: il luccio settentrionale. Tale pesce di acqua dolce è considerato in vaste aree del Paese invasivo e ora il riscaldamento globale aumenta anche il suo appetito. Uno studio pubblicato in Biological Invasions ha dunque lanciato l’allarme per pesca e comunità locali.

Perché il salmone dell’Alaska è a rischio?
Il salmone dell’Alaska è a rischio a causa del clima perché l’aumento della temperatura delle acque influisce sul comportamento dei lucci settentrionali. Questi grandi pesci d’acqua dolce sono per natura predatori voraci e opportunisti che si nutrono di altre specie ittiche ma ora la situazione sta precipitando. Secondo un’indagine condotta dalla University of Alaska Fairbanks, infatti, l’appetito dei lucci settentrionali sta aumentando, soprattutto negli esemplari giovani.
Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato campioni di contenuto dello stomaco dei lucci raccolti nel fiume Deshka tra 2021 e 2022 per poi confrontare i dati con quelli registrati un decennio prima. Ne è emerso che i predatori si nutrono molto di più e che gli esemplari di meno di un anno arrivano a ingerire il 60% di cibo in più.
Come il clima cambia i fiumi dell’Alaska?
Il peggiore nemico del salmone in Alaska è il clima. L’innalzamento delle temperature delle acque influisce infatti sul metabolismo dei pesci, accelerandolo. La quantità di energia necessaria ai predatori, come il luccio, per svolgere in maniera regolare le funzioni vitali, dunque, aumenta e gli animali sono costretti a nutrirsi di più, in questo caso a scapito delle specie native.
La ricerca ha certificato che il surriscaldamento del fiume Deshka è particolarmente intenso. Tra il 1919 e il 2022 la temperatura dell’aria della zona è aumentata di 1.67 °C, con un apice di crescita di 0.44 °C nello scorso decennio. Le acque non sono da meno dato che le medie del fiume in analisi sono ormai da anni oltre i valori standard.
Cosa succederà a pesca e comunità locali?
La crisi del salmone dell’Alaska imputabile al clima non sembra destinata a essere passeggera. Si prevede infatti che il surriscaldamento dei fiumi proseguirà almeno per tutto il 21° secolo. Guardando ai modelli i ricercatori hanno dunque stimato che i lucci finiranno per nutrirsi tra il 6 e il 12% in più. Parallelamente i salmoni giovani trovati nei loro stomaci sono risultati meno del previsto e ciò fa da indice di un calo dei tassi di riproduzione della specie.
Le dimensioni dei pesci ingeriti sono anche apparse più contenute rispetto a quelle individuabili nei pesci predati 10 anni prima. Le specie maggiormente in pericolo sembrano essere Chinook e Coho. Le conseguenze potrebbero essere drammatiche tanto per gli equilibri all’interno degli ecosistemi quanto per le popolazioni locali che sulla pesca dei salmoni basano parte della propria sussistenza.
Persino un’eccellenza del mercato alimentare come il salmone dell’Alaska è ormai a rischio a causa del clima. Il nuovo studio lancia un campanello d’allarme su quanto siano complesse le interazioni all’interno di un ambiente. I pesci della fredda regione nordamericana sono infatti già tormentati da pesca eccessiva e inquinamento. Ogni fattore di minaccia va quindi valutato all’interno di un puzzle.






