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Sale sulle nuvole per raffreddare il pianeta

Sale sulle nuvole per raffreddare il pianeta. La nuova frontiera della lotta al riscaldamento globale vedrà come protagonista il condimento principe delle nostre tavole.

Sale sulle nuvole per raffreddare il pianeta: potrebbe essere una soluzione percorribile per mitigare il processo di riscaldamento globale. L’idea è di Robert Nelson del Planetary Science Institute che ha dichiarato che spargere del sale sulle nuvole potrebbe aiutare a «trattenere» l’energia del sole e raffreddare il pianeta. Ma non mancano i dubbi.


Sale sulle nuvole per raffreddare il pianeta troposfera

Un pizzico di sale per aiutare il pianeta

L’idea di Nelson prende spunto da quanto si verifica in occasione di grandi eruzioni vulcaniche, in cui le importanti quantità di minerali emesse nell’atmosfera comportano un certo grado di raffreddamento del pianeta. Col fine di replicare tale fenomeno lo scienziato ha trovato nel sale comune l’elemento migliore per riproporre l’effetto. L’ipotesi è che «iniettando» una certa quantità di sale nella troposfera questo possa «riflettere» gli UV emessi dal sole, limitandone il passaggio verso il pianeta che dovrebbe così subire un calo della temperatura.

Sale sulle nuvole per raffreddare il pianeta

Vi sono tuttavia alcune possibili controindicazioni a discapito di questa ipotesi. Infatti, come ha fatto notare il vulcanologo Matthew Watson della University of Bristol, il cloro contenuto nel sale potrebbe andare a intaccare lo strato di ozono presente nella stratosfera, ottenendo un effetto opposto rispetto a quello desiderato. Inoltre la scarsità di acqua presente nella stratosfera e la forte attrazione del sale per essa anche in piccole quantità, potrebbero influenzare la formazioni dei cirri (piccole nubi d’alta quota) con conseguenze imprevedibili. Una possibile soluzione a questo problema potrebbe essere, secondo Nelson, quella di spargere il sale ad una quota minore: nella parte alta della troposfera. Tuttavia lo scienziato sottolinea che, in ogni caso, questa sarebbe solo una soluzione paliativa e che la vera lotta al riscaldamento climatico si continui a giocare sulla riduzione delle emissioni di CO2.

Fonti: Inhabitat

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Chitarrista, motociclista, da sempre appassionato di scienza, tecnica e natura. Sono laureato in Psicologia del Lavoro e della Comunicazione. Curioso per natura amo i viaggi, il buon vino e scoprire cose nuove. Da qualche anno nel settore del marketing digitale e della comunicazione.