Ripristino della natura UE, cosa prevedono i piani nazionali del 2026
La Nature Restoration Law è stata approvata dall’UE nel 2024 ma il 2026 segna una deadline per i piani nazionali di ripristino della natura. Gli Stati membri sono, infatti, stati chiamati a presentare i propri regolamenti entro il 1° settembre 2026. Ciascun progetto deve contenere obiettivi precisi in linea con quelli fissati per il 2030, in materia di recupero di biodiversità, ecosistemi danneggiati, flora e fauna, nella prospettiva della lotta al cambiamento climatico.

Nature Restoration Law: cosa cambia nel 2026?
La presentazione dei piani nazionali per il ripristino della natura è il passo della Nature Restoration Law datato 1° settembre 2026. Le norme approvate nel 2024 hanno tracciato la roadmap per il raggiungimento di una serie di obiettivi progressivi. Tra questi rientrano:
- Il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine europee entro il 2030 e degli altri ecosistemi entro il 2050.
- Il ripristino di almeno il 30% delle aree terrestri e marine definite in cattivo stato di conservazione entro il 2030. I target salgono al 40% per il 2040 e al 90% per il 2050.
- Piantare almeno 3 miliardi di alberi nel territorio UE entro il 2030
I piani nazionali rappresentano lo strumento concreto per attuare queste misure.
Cosa sono i piani nazionali di ripristino della natura?
I piani nazionali per il ripristino della natura costituiscono il mezzo attraverso cui il Regolamento UE 2024/1991 (la Nature Restoration Law) deve essere applicato concretamente a partire dal 2026. Gli Stati membri dell’UE sono stati, quindi, chiamati a mettere a punto progetti coerenti, fondati su basi scientifiche solide e sostenuti politicamente.
Nelle bozze dei piani ogni Paese deve indicare dove e come avverrà il ripristino, chi ne sarà responsabile e in che modo verranno finanziati i diversi interventi. Anche le tempistiche sono parte integrante dei progetti da disporre. Al momento della scadenza solo 7 Paesi hanno, però, rispettato la procedura, ovvero Austria, Bulgaria, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna.
Perché riguarda siccità, alluvioni e biodiversità?
La messa a punto dei piani nazionali per il ripristino della natura 2026 è parte integrante della strategia UE contro il cambiamento climatico. Il degrado progressivo degli ecosistemi, la perdita della biodiversità e l’impoverimento del suolo privano, infatti, il pianeta e la nostra specie di importanti difese. Assorbimento di carbonio, accumulo di riserve idriche, regolazione del ciclo dell’acqua, protezione dal dissesto idrogeologico, sono solo alcune delle funzioni a cui degli ecosistemi sani assolvono.
Moltiplicarsi degli incendi, inasprirsi dei periodi di siccità, verificarsi di piogge torrenziali e distruttive, distruzione degli equilibri interni ai singoli ambienti e intensificarsi delle ondate di calore, rappresentano, invece, il risultato dell’azione umana insufficiente che si sta cercando di contrastare.
Predisporre piani nazionali di recupero della natura in base alla tappa fissata dalla Nature Restoration Law, costituisce per i Paesi UE una sfida. In territorio europeo gli habitat ritenuti in cattivo stato sono l’80% del totale. Realizzare progetti coerenti apre, per altro, importanti questioni di coordinamento e confronto a cui sono attribuibili i ritardi.
FAQ
Cosa sono i piani nazionali di ripristino della natura (PNR)?
I piani nazionali di ripristino della natura sono gli strumenti programmatici e operativi attraverso cui i singoli Stati membri applicano la Nature Restoration Law.
Cosa indica la scadenza 1° settembre 2026?
Questa data rappresentava, in teoria, il termine entro cui i 27 Stati membri dovevano fornire alla Commissione Europea la bozza dei propri piani nazionali. La versione finale e vincolante dovrà essere pubblicata entro il 1° settembre 2027.






